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chitarra-classica

Pubblicata dalla Ut Orpheus la prima versione integrale moderna dell’Op. 114 di Ferdinando Carulli

Luglio 1, 2023

a cura di Romolo Calandruccio

La casa editrice bolognese Ut Orpheus ha pubblicato la revisione critica dell’Op. 114 (integrale) di Ferdinando Carulli in due volumi, la revisione critica-filologica è stata realizzata dal sottoscritto.

Questa edizione presenta alcune particolarità uniche nel loro genere: è la prima edizione moderna integrale dell’op. 114 di Carulli; presenta un ricco apparato critico in cui viene analizzata la tecnica carulliana; la diteggiatura originale di Carulli (compreso l’utilizzo del pollice della mano sinistra) viene indicata direttamente nella partitura e quella mancante è stata ricavata dalla comparazione di altre sue diteggiature presenti in altre opere. Tutto ciò permette una lettura agevole e completa sia a chi esegue i brani con uno strumento storico seguendo la prassi tecnico-esecutiva ottocentesca, sia a chi suona uno strumento moderno.

L’opera 114 è certamente una delle più importanti opere didattiche di Carulli, tanto che lo stesso autore tenne a scrivere nella seconda edizione del suo celebre Metodo op. 27 (1819): “L’allievo, passando alla seconda parte, deve continuare a esercitarsi su dei brani facili che troverà nelle opere  50. 15. 35. 36. 93. 7 e soprattutto nell’opera 114”, mantenendo questa indicazione anche nelle edizioni successive del Metodo stesso, diversamente da quel che fece con altre raccolte di studi che non furono più consigliate. 

Un grazie sentito al M° Marco Riboni per la bella e articolata recensione che ha voluto dedicare alla mia revisione e grazie anche al direttore della prestigiosa rivista di chitarra “il fronimo”, M° Lena Kokkaliari, per aver accolto la lunga recensione.

The Bologna publishing house Ut Orpheus has published the critical revision of Ferdinando Carulli’s Op. 114 (complete) in two volumes, the critical-philological revision was carried out by the undersigned.

This edition presents some unique features of their kind: it is the first complete modern edition of Carulli’s op. 114; it presents a rich critical apparatus in which Carulli’s technique is analyzed; Carulli’s original fingering (including the use of the thumb of the left hand) is indicated directly in the score and the missing one was obtained by comparing his other fingerings present in other works. All this allows for easy and complete reading both for those who perform the pieces with a historical instrument following the nineteenth-century technical-executive practice, and for those who play a modern instrument.

Op. 114 is certainly one of Carulli’s most important didactic works, so much so that the author himself was keen to write in the second edition of his famous Method op. 27 (1819): “The student, moving on to the second part, must continue to practice on easy pieces that he will find in works 50. 15. 35. 36. 93. 7 and above all in work 114”, maintaining this indication also in the subsequent editions of the Method itself, differently from what he did with other collections of studies that were no longer recommended.

A heartfelt thanks to M° Marco Riboni for the beautiful and detailed review he wanted to dedicate to my revision and thanks also to the director of the prestigious guitar magazine “il fronimo”, M° Lena Kokkaliari, for having accepted the long review.

Potete acquistare l’opera : https://www.utorpheus.com/index.php?route=product/product&product_id=3719

Matteo Carcassi, Nuova Biografia Documentata. Trovata anche la sua tomba!

Aprile 10, 2023

a cura di Romolo Calandruccio

Durante la mia lunga e articolata ricerca su Ferdinando Carulli mi ero imbattuto su notizie riguardanti Matteo Carcassi che, non essendo relative al soggetto del mio lavoro, erano rimaste inedite. Stimolato dalla lettura dell’interessante articolo di Catherine Marlat, “Matteo Carcassi. Nuovi elementi biografici”,1 apparso su questa rivista lo scorso gennaio, ho ritenuto opportuno portare alla luce le nuove informazioni e ricostruire la biografia di Carcassi facendo il punto sulla situazione. Nel mettere in ordine il materiale, mi sono reso conto che le notizie riferite dai biografi di Carcassi dall’Ottocento in poi non erano mai state verificate attraverso fonti oggettive (articoli apparsi sui giornali dell’epoca, annunci pubblicitari, recensioni ecc.). In effetti Mauro Mariottini,2 che per primo ha toccato l’argomento in tempi recenti, si è limitato più o meno a riportare e riorganizzare le cose scritte su Carcassi fino ad allora. Per un nuovo vero aggiornamento abbiamo dovuto aspettare l’articolo di Carpino e Dell’Ara,3 che hanno reso noto il certificato di battesimo, e quello della Marlat che ha fatto luce su altri dati importanti: la militanza di Carcassi nell’esercito napoleonico, l’aspetto fisico, il matrimonio con Judith Uranie Mées e la data corretta di morte. Lo scopo di questo lavoro è cercare di documentare, per quanto possibile, le informazioni disponibili, eliminando probabili infondatezze e formulando, grazie alle più recenti acquisizioni, nuove ipotesi più plausibili, tali da suggerire strade di ricerca alternative a chi volesse dare risposte a questioni eventualmente rimaste in sospeso.

Così comincia il mio lungo articolo biografico su Matteo Carcassi che uscirà sulla rivista chitarristica “il Fronimo” n. 202, anno cinquantunesimo – aprile 2023.

Dalla ricerca è scaturita una biografia più affidabile, che non si limita a riportare quanto già detto da altri biografi a partire dall’Ottocento fino ai giorni nostri ma, verificando ogni singola notizia, sono state smentite le notizie false e confermate quelle vere (poche!) sempre attraverso fonti documentali. Naturalmente sono state formulate anche delle ipotesi riguardo alcuni aspetti della vita di Carcassi, ma partendo sempre da dati oggettivi e in qualche modo verificabili.

In questa ricerca l’aspetto più emozionante è stato il ritrovamento e la visita alla tomba di Carcassi ancora in perfetto stato, a 170 anni dalla morte, presso il Cimitero monumentale di Montmartre a Parigi. Grazie a questa scoperta, i chitarristi che finora si recavano “in pellegrinaggio” a Montmartre per rendere omaggio alla tomba di Fernando Sor, oggi, possono fare lo stesso per Matteo Carcassi che, come avrete modo di leggere nella biografia, a partire dagli anni ’20 dell’Ottocento era sempre citato in coppia con Fernando Sor in ogni articolo dove si parlava di chitarra o di chitarristi.

La tomba di Matteo Carcassi al Cimitero di Montmartre a Parigi, trovata da Romolo Calandruccio
(il video è fornito di sottotitoli con le traduzioni nelle varie lingue)

  1. CATHERINE MARLAT, Matteo Carcassi. Nuovi elementi biografici, “il Fronimo”, n. 201, gennaio 2023, pp. 31-34.
  2. MAURO MARIOTTINI, Matteo Carcassi (1793? – 1853): un aggiornamento bio-bibliografico, “il Fronimo”, n. 108, ottobre 1999, pp. 25-42 (con catalogo delle opere a cura di Mario Dell’Ara).
  3. RAFFAELE CARPINO & MARIO DELL’ARA, Matteo Carcassi (Firenze, 8 aprile 1796 – Parigi, 16 gennaio 1853): un nuovo aggiornamento biografico, “il Fronimo”, n. 184, ottobre 2018, pp. 5-9.

English version

Matteo Carcassi, New Documented Biography. Found his tomb!

During my long and articulated research on Ferdinando Carulli I came across news concerning Matteo Carcassi which, unrelated to the subject of my work, still needed to be published. Stimulated by reading the interesting article by Catherine Marlat, “Matteo Carcassi. New biographical elements”,1 which appeared in this magazine last January, I thought it appropriate to bring the new information to light and reconstruct Carcassi’s biography by taking stock of the situation. In putting the material in order, I realized that the news reported by Carcassi’s biographers from the 19th century onwards had never been verified through objective sources (articles that appeared in the newspapers of the time, advertisements, reviews, etc.). Mauro Mariottini,2 who was the first to touch on the subject in recent times, limited himself more or less to reporting and reorganizing what had been written about Carcassi up until then. For a new real update we had to wait for the article by Carpino and Dell’Ara,3 who disclosed the baptismal certificate, and that by Marlat which shed light on other important data: Carcassi’s militancy in the Napoleonic army, physical appearance, marriage to Judith Uranie Mées and the correct date of death. The purpose of this work is to try to document, as far as possible, the available information, eliminating probable groundlessness and formulating, thanks to the most recent acquisitions, new more plausible hypotheses, such as to suggest alternative research paths to those wishing to give answers to any questions remained pending.

Thus begins my long biographical article on Matteo Carcassi which will be published in the guitar magazine “il Fronimo” n. 202, year fifty-first – April 2023.

The research resulted in a more reliable biography, which does not limit itself to reporting what has already been said by other biographers from the nineteenth century to the present day but, by verifying every single piece of news, the false ones have been denied and the true ones confirmed (few!) always through documentary sources. Naturally, hypotheses have also been formulated regarding some aspects of Carcassi’s life, but always starting from objective and verifiable data.

Indeed, the most exciting aspect of this research was the discovery and visit to Carcassi’s tomb, still in perfect condition 170 years after his death, at the monumental cemetery of Montmartre in Paris. Thanks to this discovery, the guitarists who until now went “on pilgrimage” to Montmartre to pay homage to the tomb of Fernando Sor, today can do the same for Matteo Carcassi, who, as you will be able to read in the biography, starting from the ’20 of the nineteenth century was always mentioned in tandem with Fernando Sor in every article where the guitar or guitarists were mentioned.


  1. CATHERINE MARLAT, Matteo Carcassi. Nuovi elementi biografici, “il Fronimo”, n. 201, gennaio 2023, pp. 31-34.
  2. MAURO MARIOTTINI, Matteo Carcassi (1793? – 1853): un aggiornamento bio-bibliografico, “il Fronimo”, n. 108, ottobre 1999, pp. 25-42 (con catalogo delle opere a cura di Mario Dell’Ara).
  3. RAFFAELE CARPINO & MARIO DELL’ARA, Matteo Carcassi (Firenze, 8 aprile 1796 – Parigi, 16 gennaio 1853): un nuovo aggiornamento biografico, “il Fronimo”, n. 184, ottobre 2018, pp. 5-9.

Ferdinando Carulli a Londra!

Febbraio 19, 2023

By Romolo Calandruccio

Nel Catalogo delle opere di Carulli salta agli occhi l’unica opera stampata in Inghilterra e, come riportato nel titolo, “composta a Londra”. Mario Torta1 l’ha catalogata come op. 1 [b],

Forty [Fourteen, corretta nelle 2a edizione] Easy Pieces and Eight Short Preludes for the Guitar. Composed for the use of Beginners by Ferdinand Carulli. Op. 1, of Works Composed in London. Ent. Sta. Hall. London Printed by T. Boosey & Co. Importers & Publishers of Foreign Music. N° 28 Holles Street, Oxford Street. 

L’opera viene pubblicizzata sulla rivista Harmonicon a marzo del 1824. La scritta “Op. 1 dei lavori composti a Londra” mi ha sempre fatto pensare a un progetto editoriale che forse Carulli intendeva portare avanti con l’editore Boosey, ma evidentemente non ebbe sviluppi.

Come ho avuto modo di constatare più volte, il bello della ricerca storica sono le notizie inaspettate, mentre stai lavorando su altro, notizie che magari avevi pure ipotizzato senza mai trovare un dato storico che le confermasse. Così è successo in questo caso, durante le ricerche per un mio nuovo articolo, trovo la pubblicità di un concerto a Londra di Carulli il 20 maggio 1823.

Si è proprio così, Ferdinando Carulli è stato a Londra e si è esibito al The King’s Theatre!

The King’s Theatre, Londra

Da studioso di Ferdinando Carulli la scoperta mi ha veramente emozionato, perché potevo aggiungere un altro piccolo pezzo al puzzle della vita di questo grande maestro napoletano.

Una volta trovato l’indizio ho cominciato ad approfondire l’argomento e ho trovato, tra l’altro, che la notizia di questo concerto era stata riportata da Christopher Page nel 2020 nel suo bel libro The guitar in Georgian England – A social and musical history2 (che consiglio a chi non l’avesse già!). La notizia credo sia sfuggita ai più (anche a me che in questi anni ho “scavato” in ogni luogo, fisico e virtuale, alla ricerca di sue notizie!) anche perché Page, visto l’ampio spettro della sua pubblicazione, giustamente la tratta brevemente, senza approfondirla.

Innanzitutto quando ho trovato la notizia del concerto sui giornali ho iniziato a verificare se Carulli si fosse esibito nei mesi o negli anni a seguire e mi sembrava strano non trovare niente, in particolare nel 1824, data della pubblicazione dell’op. 1 [b]. A tal proposito è illuminante quanto scrive Page: 

“Due dei più influenti chitarristi della scena europea occidentale, Ferdinando Carulli e Matteo Carcassi, visitarono Londra negli anni ’20 dell’Ottocento. Questo avvenimento era un sogno che si avverava per gli affezionati di chitarra che potevano ascoltarli, ma i due maestri non lasciarono alcuna traccia. Nessuno dei due era pronto ad azzardare un tour, probabilmente per mancanza dei contatti giusti o perché qualsiasi idea di pianificazione avrebbe richiesto un bilancio fra i costi di vitto e viaggio rispetto agli incassi delle vendite dei biglietti, che non sono mai sicuri.[…]”.

Presto spiegato il perché risulti un solo concerto pubblico di Carulli! Molto probabilmente Carulli partì da Parigi senza avere i contatti giusti sul posto.

Ritornando alla notizia riportata da Page, confrontando gli annunci da me ritrovati e quanto da lui scritto, ho notato qualche discrepanza che vorrei chiarire. Page scrive che Carulli ha suonato “le sue variazioni (op. 209) su un tema tratto dall’opera Aline, reine de Golconde di Pierre-Alexandre Monigny”. Riguardo questo passaggio, vorrei precisare che l’indicazione del numero dell’opera (209) sarà sicuramente un refuso di stampa, perché le “Variations sur la marche d’Aline” corrisponde in realtà all’op. 219, a cui si aggiungono le opere 219 bis e ter sempre sullo stesso tema. Inoltre c’è un problema anche nella segnalazione della derivazione del tema usato da Carulli che non è tratto dall’opera di Monigny, bensì da Aline, reine de Golconde musicata da Henri-Montan Berton nel 1803.

Adesso torniamo agli annunci del concerto di Carulli che ho trovato, essi sono apparsi su tutti i principali giornali di Londra tra il 19 e il 20 maggio, giorno del concerto. Si trattava di un evento tutto sommato importante, innanzitutto per la location – il King’s Theatre – il teatro più importante di Londra, ma anche per gli altri artisti coinvolti, in quell’occasione veniva rappresentato l’Otello di Rossini e vedeva come protagonisti il famoso tenore Garcia e la soprano Madame Camporese. Inoltre, alla fine del secondo atto era previsto il Balletto Pantomima Aline reine de Golconde con interpreti anche qui d’eccezione l’attrice Madame Vestris e il ballerino e coreografo Sig. Aumer. Lo stesso balletto con le musiche di Gustave Dugazon sarà presentato a Parigi il 1° ottobre 1823.

Ciò che colpisce negli annunci è l’importanza che si dà alla presenza di Carulli e quanto i giornali si sono “sbizzarriti” nello storpiargli il cognome.

Annunci del 19 maggio 1823

“King’s Theatre. Domani sera, La principale Opera seria di Rossini Otello. Dopo dell’Opera, il Sig. Carcelli [sic] che è appena arrivato da Parigi, con grande piacere, eseguirà sulla chitarra “Un frammento di Concerto” di sua composizione. […]”

Il The Morning Chronicle, quindi, oltre a storpiare il nome di Carulli in “Carcelli”, dà una notizia importante per tracciare i movimenti di Carulli, ovvero che è arrivato da poco a Londra e, novità, in programma è previsto “un Frammento di Concerto”! Si tratta del Concerto per chitarra e orchestra op. 8 [a]?

The Morning Chronicle del 19 maggio 1823, p. 2

Lo stesso giorno c’è anche l’annuncio del New Times dove il nome è riportato correttamente e viene confermato lo stesso “Frammento di Concerto” in programma

The New Times del 19 maggio 1823, p. 3

Annunci del 20 maggio

Nell’annuncio del giorno seguente del Morning Chronicle, il nome rimane storpiato ma, cosa interessante, viene cambiato il brano previsto, non più un Frammento dal suo Concerto bensì “Delle variazioni sul Tema d’Alina” sempre di sua composizione. Come mai è stato cambiato il programma? Forse perché essendo previsto il Balletto di Aline, Reine de Golconde, si voleva dare una certa “continuità” ai due intermezzi? Oppure, vista l’ampiezza della sala, forse la chitarra non avrebbe retto il confronto con l’orchestra e quindi c’è stato un ripensamento? Non lo sapremo mai, di fatto i programmi sono stati cambiati. 

The Morning Chronicle del 20 maggio 1823, p. 3

Un altro punto da chiarire sarebbe quale delle tre opere 219 è stata eseguita da Carulli? Tra quelle catalogate da Torta non ci sono brani solistici ma una versione per chitarra e orchestra (op. 219), una per chitarra e pianoforte (op. 219 bis) e un’altra per due chitarre (op. 219 ter). È possibile che esista una versione per chitarra solista o Carulli avrà semplicemente adattato la parte solistica della versione con l’Orchestra? Non lo sapremo mai con certezza, ma dalla recensione, che vedremo più avanti, sembrerebbe aver suonato da solo.

Gli annunci il giorno del concerto sono più numerosi, non poteva mancare l’annuncio sul The Morning Post che è identico a quello del The Chronicle ma cambia la storpiatura del cognome in “Cerulli”.

The Morning Post del 20 maggio 1823, p. 2

Nell’annuncio del New Times, uguale ai due precedenti, ritroviamo finalmente il nome esatto del nostro Ferdinando.

The New Times del 20 maggio 1823, p. 2

L’ultimo annuncio che ho trovato è quello più stringato del Morning Herald che ricalca i precedenti storpiando il nome in un altro modo: “Carucci”.

The Morning Herald del 20 maggio 1823, p. 2

L’ultima notizia che abbiamo di questa eccezionale presenza a Londra di Carulli è la breve recensione del concerto apparsa sul The New Times

“[…] Tra un atto e l’altro, il sig. CARULLI, un chitarrista rinomato, ha eseguito le Variations sul Tema d’Aline. La chitarra è ovviamente troppo debole per impressionare in un luogo così ampio; ma CARULLI è un abile interprete, ed è stato applaudito.[…]”

The New Times del 21 maggio 1823, stralcio della recensione del concerto.

Per dare un’idea della grandezza della sala:

La facciata esterna e la pianta interna del The King’s Theatre del 1818

Chiudiamo con questa bella attestazione di stima nei confronti di Carulli che evidenzia, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto la sua figura di grande musicista, didatta e interprete sia stata apprezzata dai suoi contemporanei in tutta Europa. Spero che questo mio nuovo approfondimento su Carulli possa servire da sprone per continuare e allargare la ricerca su questo autore.

___________________________________

1Mario Torta, Catalogo completo delle opere di Ferdinando Carulli Voll. I e II, LIM, Lucca, 1993

2 The guitar in Georgian England – A social and musical history, Yale University, London 2020, p. 181. “Two of the most influential guitarists on the Western European scene, Ferdinando Carulli and Matteo Carcassi, visited London in the 1820s. This was such stuff as dreams are made on for devotees of the guitar who were able to hear them, but the two masters left barely a rack behind. Neither was ready to hazard a tour, perhaps for want of the necessary contacts or any appetite for the planning required to balance the costs of travel and accommodation against revenue from ticket sales, which were always uncertain.[…]”

Fonti delle immagini: https://collections.vam.ac.uk/ ; https://www.jasit.it


Per chi volesse leggere la biografia più completa scritta fino ad oggi su Ferdinando Carulli, in attesa della pubblicazione del libro, può consultare i 7 articoli di Romolo Calandruccio, apparsi consecutivamente sulla rivista chitarristica “il Fronimo” (128 pagine) dal n. 191 di luglio 2020 al n. 197 di gennaio 2022. Le copie si possono acquistare direttamente dal sito www.il fronimo.it.

Indice della biografia su Ferdinando Carulli A CURA DI ROMOLO CALANDRUCCIO

“Ferdinando Carulli (Napoli, 09.02.1770 – Parigi, 14.02.1841) Un aggiornamento biografico tra dati storici e ipotesi a 250 anni dalla nascita”

PERIODO NAPOLETANO: Origini della famiglia paterna; La famiglia e la residenza; Ferdinando figlio d’arte; La famiglia di Ferdinando; Raffaele Carulli, un cugino chitarrista?; Il manoscritto Thorvaldsen; Formazione musicale; La partenza da Napoli.

PERIODO LIVORNESE: Situazione culturale-musicale a Livorno; Arrivo a Livorno; La prima residenza certificata a Livorno; La nascita del figlio Gustavo; Amicizie ipotetiche e reali: Carulli e Gragnani, Carulli e Paganini; Amicizie influenti: Il barone Herman Schubart; Il Console Matteo Lesseps; Il conte Ferdinando Ceccopieri.

CARULLI NEL NORD ITALIA: Tournée italiana; Amicizie emiliane.

ATTIVITA’ EDITORIALE PRE-PARIGINA: La stampa in Italia a fine settecento e inizi dell’Ottocento; Copie manoscritte in Italia; Musica stampata in Italia; Musica stampata all’estero; Carulli nella stampa estera; Carulli e i suoi ipotetici viaggi all’estero; Il viaggio verso Parigi.

PRIMO PERIODO PARIGINO E ATTIVITA’ CONCERTISTICA: Parigi la “Mecca” dei chitarristi; Chitarra “strumento ingrato”; Arrivo a Parigi; Debutto pubblico parigino e le critiche al primo concerto; La Salle Olympique crocevia dei debuttanti; Annuncio e critiche del secondo concerto; Concerti in provincia; Considerazioni sulla tecnica di Carulli desunte dalle critiche.

SECONDO PERIODO PARIGINO: Carulli & friends; Carulli e i chitarristi del suo tempo; Carulli e Sor; Carulli e Carcassi; Carulli e Molino; Carulli e Coste; Il Metodo storia di un successo planetario; Attività didattica e allievi “certificati”; Carulli nei programmi da concerto; Carulli e l’editoria parigina; Morte e sepoltura di Ferdinando;

LA FAMIGLIA DI CARULLI: Residenze parigine; La moglie Joséphine Boyer; Gustavo Giuseppe Giovanni Carulli.

LE OPERE DI FERDINANDO CARULLI: Aggiornamento del catalogo; Novità fuori catalogo; il ritratto inedito di Carulli.

CONCLUSIONI

Carulli, ultimo concerto in Italia?

Dicembre 10, 2022

A cura di Romolo Calandruccio

Click here for the English version

Nella mia biografia su Ferdinando Carulli, pubblicata sulla rivista di chitarra “Il Fronimo”1, avevo formulato una ipotesi riguardo al periodo compreso tra la sua residenza a Livorno e l’arrivo a Parigi, ovvero che

“la presenza di numerosi manoscritti in vari fondi musicali del centro-nord Italia, l’attività editoriale con Re, Monzino e Ricordi a Milano, alcune dediche a personaggi di Reggio Emilia, di Modena, di Parma e amicizie comprovate a Bologna farebbero pensare a una presenza e a un’attività concertistica di Carulli in quelle regioni.”2

Tra le amicizie emiliane ci sono il cornista Paolo Advocati di Reggio Emilia, il pittore e  incisore Paolo Stanislao Francesco Toschi di Parma. Per quanto riguarda Bologna, avevo documentato l’amicizia con il dottor Francesco Palazzi, attraverso una lettera del 1830 anche se suppongo si conoscessero già da tempo. Il Palazzi era un appassionato di musica e, oltre a essere amico intimo di Rossini (da come si evince nella lettera a Carulli), risulta essere socio della Società del Casino, dalla sua apertura in palazzo Lambertini nell’aprile del 1810 fino a tutto il 1822.3

Purtroppo la pandemia mi ha costretto a sospendere la ricerca sul campo per trovare dei riscontri, fortunatamente la ripresa ha dato buoni frutti.

Oggi sono in grado di confermare quell’ipotesi, o perlomeno di certificare la presenza di Carulli come concertista nella città di Bologna. Inoltre, questa scoperta delinea in modo più preciso anche la presunta data di partenza dall’Italia della famiglia Carulli e quella di arrivo a Parigi.

Sfogliando i giornali bolognesi del 1807/1809 si evince come Bologna fosse una città molto attiva musicalmente: oltre agli annunci degli spettacoli dei teatri più grandi come il Gran Teatro Comunale, il Teatro del Corso, Teatro Mersigli, la Gran Sala del Liceo, l’Accademia filarmonica, troviamo anche diversi annunci e recensioni di Accademie vocali e istrumentali organizzate dall’Accademia Polinniaca e l’Accademia dei Concordi. Ai concerti pubblici, come scrive Elena Musini, si aggiungevano anche molti circoli e salotti particolarmente attivi negli anni sui quali stiamo indagando

“[…] Sulla scia del modello della chambre bleu di Madame de Rambouillet, il luogo privilegiato della sociabilità femminile bolognese divenne, almeno a partire dalla fine del XVIII secolo, il salotto. Qui le donne dell’aristocrazia e alta borghesia bolognese, colte e raffinate, si riunivano per discutere di arte, letteratura e poi anche di politica. […]”.

Bologna, facciata della biblioteca dell’Archiginnasio (1849)

Per quanto riguarda il primo decennio dell’Ottocento, la Musiani cita anche quali fossero i salotti più in voga a Bologna

“le riunioni conviviali assunsero maggiormente l’aspetto dei cenacoli e dei circoli letterari e musicali, come nelle case di Maria Brizzi Giorni, Teresa Carniani Malvezzi e nel salotto-giardino di Cornelia Rossi Martinetti […]”.

Ma veniamo alla novità su Carulli. Il giornale bolognese Il redattore del Reno del 4 marzo 1809 recensisce un concerto tenutosi all’Accademia dei Concordi il 27 febbraio durante il quale si è esibito il nostro Carulli:

“[…] Mentre abbiamo accennato il nostro desiderio perché al piacere in sì commendevole istituzione non ne sia disgiunto l’utile, passeremo di volo sui nomi de’ valenti che si distinsero nella sera sopraindicata. Il celebre Sig. Carulli gran suonatore di Chitarra, per cui il nostro gentil poeta diede l’aggiunto di Carullia alla lira indicando la chitarra suonata da amabile donzella, fece prova solenne del suo raro valore. Applausi molti riscossero la Signora Stassi e il Sig. Antonio Torri dilettanti di canto; e prima di essi il Sig. Giuseppe Lipparini musico di cartello. Gli altri Cantanti contribuirono pure a rendere gradita l’Accademia, che è stata una delle più belle ed ordinate avute nell’anno corrente”.

Il recensore, oltre a confermare l’enorme successo riscosso da Carulli, utilizza l’aggettivo “celebre” molto spesso affiancato al suo nome negli annunci e nelle recensioni dei suoi concerti e nelle pubblicità di suoi brani. Viene riportata anche una nota curiosa in quest’occasione perché, in onore di Carulli, uno dei partecipanti al concerto, molto probabilmente un letterato, arriva scherzosamente ad attribuire l’appellativo di Carullia alla chitarra suonata da una amabile donzella durante l’accademia. Come in ogni Accademia non potevano mancare i cantanti tra i quali spicca il nome di Giuseppe Lipparini che sembra essere un famoso buffo comico del tempo.

Come accennato sopra, quest’evento ci aiuta anche a definire meglio la tempistica del viaggio verso Parigi confermando la mia ipotesi e confutando definitivamente le affermazioni di alcuni biografi che fissavano l’arrivo di Carulli a Parigi nel 1808. Nei miei articoli riguardo al viaggio verso Parigi, ipotizzavo che Carulli fosse partito dall’Italia all’inizio della primavera del 1809. Le mie deduzioni sono state dettate dalla considerazione che in quel periodo le condizioni climatiche fossero certamente più favorevoli per affrontare un viaggio così lungo e dalla notizia apparsa in un articolo sulla “Gazette de France” del 5 maggio 1809

“Il Sig. Carulli, musicista italiano, in questo momento è a Parigi. Quest’artista, peraltro abile compositore, esegue sulla chitarra brani difficili e con un tale grado di perfezione, che non se ne può avere una giusta idea senza averlo ascoltato. Le persone che hanno avuto questo piacere non riescono a concepire come si possano ottenere degli effetti così straordinari su uno strumento naturalmente ingrato. Il Sig. Carulli ha in programma di dare presto un concerto”. 

In un altro articolo7 questa volta del 13-14 maggio 1809 troviamo la testimonianza della novità artistica presente da poco a Parigi

“Mai i concerti furono più alla moda come da qualche tempo. Di volta in volta i Kreutzer, i Rode, i Boillot, i Libon, i Gebauer, i Lahoussaie, i Blagini, i Boerman, i Bontempo e altri nuovi Orfeo, eccitano l’entusiasmo della società più brillante di Parigi. […] Un altro artista occupa tutti i circoli di Parigi: è il Sig. Carulli, napoletano, che tira fuori dalla chitarra un lato finora sconosciuto; su questo strumento esegue tutto ciò che può essere eseguito con il pianoforte e con l’arpa. Il Sig. Carulli aggiunge a questo talento straordinario, quelli di un eccellente compositore e di un buon cantante. Presto darà un concerto di cui possiamo prevedere il successo”

L’affermazione “Carulli […] in questo momento è a Parigi” e la presentazione di una novità “Un altro artista occupa tutti i circoli di Parigi: è il Sig. Carulli” fa presupporre che vi sia arrivato da poco, tant’è che il primo concerto pubblico lo terrà il 15 maggio 1809 nel foyer della Salle Olympique, tappa obbligata per tutti gli artisti che debuttavano a Parigi.

Pertanto, incrociando i dati del concerto di Bologna avvenuto il 27 febbraio 1809 con la notizia della sua presenza a Parigi nel periodo precedente al 5 maggio, considerato che la durata di un viaggio in carrozza Milano-Parigi di circa 15 giorni8, è più che ragionevole pensare che Carulli arrivò a Parigi tra la fine di marzo e i primi giorni di aprile.

Alla luce di queste considerazioni ritengo che il concerto di Bologna fu molto probabilmente l’ultimo realizzato in Italia. In aggiunta alle prove finora fornite, c’è un brano manoscritto9 di Carulli intitolato “Addio ai bolognesi”. 

La dedica fa presupporre che avesse molti ammiratori e amici in quella città e li voleva omaggiare prima della sua partenza definitiva dall’Italia. Il titolo di questo brano molto probabilmente fu cambiato in seguito e allargato a tutti i suoi amici italiani in “ADDIO di Carulli in occasione della sua partenza dall’Italia, dedicata ai suoi amici”, quest’ultimo presente in una raccolta manoscritta delle sue Sonate Sentimentali più famose. 

I due manoscritti sono quasi identici, anche se il primo potrebbe essere una copia scritta dallo stesso Carulli con la tipica scrittura chitarristica, “stenografica”; mentre il manoscritto della biblioteca Saffi di Forlì è scritto in modo molto più chiaro, da copista, con la maggior parte della polifonia delle voci espressa e con molte indicazioni agogiche. 

Inoltre, il manoscritto di Monaco presenta una sola didascalia legata alla musica, nel Lento a pagina 9: “Esprime il dolore ei sentimenti d’Amicizia”;

mentre nel manoscritto di Forlì alla didascalia simile posta nello stesso punto del Lento “Esprime il sentimento di dolore, e della più viva riconoscenza”, si affiancano le didascalie “addi, addi, addio” e “Si consola sperando di rivedere ben presto i suoi amici” in altri due punti della composizione.

Un altro piccolo tassello alla biografia di Carulli è stato aggiunto. Spero che questa mia scoperta possa servire come punto di partenza per altri ricercatori, essendo convinto che “scavando” in quel territorio si possano trovare altri reperti storici carulliani interessanti. Io lo sto facendo!


1 ROMOLO CALANDRUCCIO, Ferdinando Carulli (Napoli, 09.02.1770 – Parigi, 14.02.1841): un aggiornamento biografico tra dati storici e ipotesi a 250 anni dalla nascita, su il Fronimo nn. 191, 192 del 2020; n. 193, 194, 195, 196 del 2021 e n. 197 del 2022.

2 R. CALANDRUCCIO, Ferdinando Carulli…op. cit, il Fronimo n. 193 gennaio 2021, p. 7. 

3  Notizie riferitemi dalla dott.ssa Silvia Benati che ringrazio per la grande disponibilità di condivisione dei suoi studi e per l’aiuto nella mia ricerca su Carulli a Bologna.

4 SILVIA BENATI, La musica nella società del Casino a Bologna dal 1810 al 1823,  nel paragrafo “L’offerta musicale a Bologna nei primi anni dell’Ottocento scrive: “Non erano scarse le occasioni di ascoltare musica a Bologna negli anni considerati nella presente ricerca. […] le “accademie”, più spesso vocali e strumentali (canto e orchestra o strumenti solisti), spesso solo vocali (col solo accompagnamento del pianoforte), rarissimamente, per non dire mai, solo strumentali (strumenti solisti e orchestra). La versione bolognese del concerto pubblico nasceva dalla contaminazione del dilettantismo aristocratico settecentesco con il melodramma caro alle emergenti classi borghesi, complice la caduta del potere temporale del papa, che aveva determinato non solo uno spostamento degli interessi anche economici dall’interno all’esterno delle chiese, ma anche una rottura degli schemi di ascolto e delle autorità deputate a far musica. Le accademie ebbero i primi esempi pubblici in epoca rivoluzionaria, come nelle ricordate accademie in casa dei fratelli Gioannetti, con la Maria Brizzi che suonava il pianoforte e accompagnava il canto di Giuseppe e Rodolfo. In esse, la letteratura cameristica per strumenti solisti (pianoforte, violino, violoncello, oboe, ma anche arpa, chitarra, fagotto) o per piccole formazioni (trii, quartetti), si alternava e cedeva il passo a quella vocale, che proponeva arie e pezzi d’assieme dalle opere più note e imponeva sull’altra il proprio strapotere con la voga delle trascrizioni e delle variazioni strumentali su temi vocali celebri. […]”. Vedi pure: MARINA CALORE, Storie di teatri, teatranti e spettatori in http://badigit.comune.bologna.it/spettacoli/storiediteatri5.htm

5 M. CALORE, Op. cit., : “l’Accademia dei Concordi, scelta compagine orchestrale istruita e diretta da Tommaso Marchesi, ebbe un protettore illustre nella persona del marchese Massimiliano Angelelli e si fece conoscere mediante una serie di concerti, dati a palazzo Orsi, che fu la sua prima sede. Ottenne quindi l’autorizzazione a far uso della “Gran Sala” del Liceo filarmonico, per esecuzioni di notevole impegno […] Nei due anni seguenti [al 1808] essa produsse una serie di accademie vocali e strumentali molto apprezzate e nel 1811 l’oratorio delle Stagioni in occasione della nascita del figlio dell’Imperatore. L’apertura al pubblico di nuovi spazi per la musica divenne entro breve tempo un’esigenza sentita da più parti, e ritenuta assai utile soprattutto per i giovani artisti appena diplomati al Liceo filarmonico e per i nuovi compositori desiderosi tutti di farsi conoscere. In tal senso, a poco potevano servire le sale private gentilmente messe a disposizione, ma alle quali si accedeva solo per invito, come quella del marchese Sampieri, compositore dilettante di talento, che nel 1809 aprì la propria casa per ospitare qualche concerto, sperimentando così le sue doti di efficiente organizzatore di trattenimenti musicali che lo portarono ad essere per più di un quarantennio “direttore della musica” presso la Società del Casino di Bologna. […]”. Riguardo alla proposta musicale scrive SILVIA BENATI, op. cit, ““Accademie” come descritte sopra erano i trattenimenti che dava la Società dei Concordi, “lodevolmente fondata dal valente Sig. Maestro Tommaso Marchesi Accademico Filarmonico” attorno al 1807, che voleva essere “un’armonica istituzione che non risparmia spese né cure nel progresso, e nel coltivamento dell’arte musica fra i suoi, così detti, Amatori”. Se la media dei trattenimenti proposti non si discostava dal cliché abituale, i Concordi furono però capaci di inserire frequentemente nei loro programmi la musica di Haydn, e di renderla, se non amata (essa era pur sempre musica tedesca, e rimaneva “profonda e disastrosa, ed arcana forsanche alla maggior parte degli ascoltanti”), almeno accettata e, anche se con meraviglia e un po’ di sospetto, goduta. Merito principale di queste benemerite operazioni (“non dimenticheremo giammai che per questa [Accademia] la Creazione del mondo e Le stagioni di Hayden furono la prima volta gustate in Bologna e n’eccitarono entusiasmo”) l’aveva Massimiliano Angelelli, che “acerrimo cultore, come è, degli studi delle buone lettere, tal si mostra egli pure della vera Musica”, promuovendo l’esecuzione delle musiche di cui era proprietario”.

6 ELENA MUSIANI, Circoli e salotti femminili nell’Ottocento. Le donne bolognesi tra politica e sociabilità, Bologna, Clueb, 2003. Fonte: https://www.storiaememoriadibologna.it

7 Journal des Arts des sciences, de litterature et de politique, Samedi et Dimanche 13 et 14 Mai 1809, 10e Année 4° Trim., pp. 101-103.

8 Fonte: https://www.milanocittastato.it. Nel mio articolo formulo ipotesi anche su altri possibili tragitti per il viaggio verso Parigi, ma non credo che il tempo impiegato possa essere molto diverso.

9 FERDINANDO CARULLI, Addio ai bolognesi|per chitarra| del Signor Ferdinando Carulli. Fonte: Münchner Stadtbibliothek im HP8.

10 “NAPOLEONE il Grande al Tempio della Gloria; LA TEMPESTA ossiano Gli amori di Nice e Fileno; Gli AMORI di Adone e Venere. Il manoscritto si trova presso la Biblioteca Comunale Aurelio Saffi di Forlì.

Giulio Regondi, novità biografiche. Debutto a Lione

Settembre 13, 2021

a cura di Romolo Calandruccio

Sulle vicende della fanciullezza di Giulio Regondi sono state fatte tante ipotesi e supposizioni da parte di tutti gli studiosi che si sono occupati della sua biografia cominciando da Simon Wynberg. Quest’ultimo, prendendo spunto dal lungo articolo biografico su Giulio Regondi pubblicato su “The Musical World” il 25 maggio 1872 (p. 332), narra di un bambino dall’infanzia rubata, almeno da quanto riportato nell’articolo da un’amica personale di Giulio, una certa Madame Fauche: 

“Il suo primo ricordo personale era di una grande e antica casa di Lione, dove viveva con un uomo che si definiva suo padre e che insegnava la lingua italiana. Il dottor George Young, un noto medico londinese, fratello di Charles Young, il drammaturgo, dovendo compiere un viaggio in Italia si fermò a Lione per prendere lezioni e migliorare la propria conoscenza dell’italiano. Durante tali lezioni  Regondi senior si dilungava sempre e con insistenza sulle doti del figlio. Il dottor Young ascoltò Giulio suonare la chitarra e ne fu affascinato e stupito a un tempo. Consigliò a Regondi senior di portare il fanciullo a Londra. Probabilmente fu per questo che il povero bimbo fu costretto ad esercitarsi cinque ore al giorno, mentre il padre usciva di casa di buon’ora e tornava solo per cena a tarda ora. La porta esterna dell’appartamento veniva tenuta chiusa per impedire al bambino di uscire da casa, dove restava sempre solo e a un vicino, che abitava in una stanza contigua alla loro, era affidato il compito di tenere d’occhio Giulio e di riferire sulle sue attività. A seconda di quanto veniva riportato, il bambino doveva starsene a fianco del letto del padre per recuperare tutto il tempo che si diceva egli avesse perso durante il giorno. […] Il ragazzo non ricordava di essere uscito di casa neanche quando era venuto un uomo a prendergli le misure per un abito, che egli usò per esibirsi in un concerto pubblico […]”.  (Simon Wynberg, Giulio Regondi, Cenni biografici, “il Fronimo” n. 42, gennaio 1983, pp. 8-9.)

Come fa notare lo stesso Wynberg è possibile che Madame Fauche abbia aggiunto qualche particolare strappalacrime alla storia, ma in realtà somiglia molto a una delle tante descritte nelle cronache londinesi del tempo, o in alcuni romanzi di C. Dickens e E. Malot, che raccontano di personaggi senza scrupoli che sfruttavano bambini orfani, abbandonati o a volte venduti dalle famiglie stesse.

Oltre alla testimonianza della “portavoce” di Giulio, anche Boris Amisich, nell’ampio studio biografico su Regondi, asseriva che il fanciullo iniziò la sua “carriera” concertistica a Lione, prima di recarsi a Parigi1, ma l’ipotesi rimaneva non documentata. Oggi sono in grado di confermare attraverso prove concrete sia l’ipotesi di Amisich che la versione della Fauche e non solo. Scopriamo che Regondi già a Lione conosceva e suonava in concerto due brani di Carulli che diventeranno suoi cavalli di battaglia: il Concerto e la Grand Marche d’Aline per due chitarre. Inoltre, sembra che il Metodo e le opere di Carulli fossero presenti anche nella formazione chitarristico-musicale del piccolo virtuoso, perché il suo insegnante e padre adottivo si era formato secondo i dettami di Sor e di Carulli.

Regondi debuttò come concertista il 24 aprile 1828 in un concerto del violinista e compositore belga Joseph Ghys  (Gand 1801 ca. – San Pietroburgo 1848) (fig. 1). 

Fig. 1 – Joseph Ghys

Ecco cosa riportava il critico del Journal du commerce, de la ville de Lyon et du département du Rhone (in seguito JLR) il 27 giugno: 

“Quarto concerto di M. Ghys. […] Un piccolo virtuoso in erba ha debuttato in questo concerto, è stato pubblicizzato sulla locandina come un dilettante di sei anni. Siamo ben abituati ai piccoli prodigi, ma non pensavamo di poter quasi vedere avverarsi la frase comica di Perlet ne L’Artiste: “A quattro anni ero un colosso, ho schiacciato mio padre”. Il giovane artista ha suonato due brani alla chitarra con un talento che fa presagire un grande musicista; abbiamo ammirato la destrezza delle sue piccole dita e la precisione che metteva nel suonare. Questo bambino, dotato di tutte le grazie della sua età, ha incantato il suo pubblico; sedeva molto serio su una poltrona posta su un tavolo, il pubblico non sembrava intimidirlo in alcun modo. Ci fu detto che era il figlio adottivo del Sig. Regondi, maestro di chitarra, il quale, trovata questa creatura innocente abbandonata sotto la volta del Gran Collegio (fig. 2), la accolse e le dedicò tutte le cure più affettuose di un padre. Il signor Regondi sarà ben ricompensato per questo tratto di umanità dai progressi del suo giovane allievo.”. (JLR, An. 5° n. 681, 27.04.1828, p. 3)

(JLR, An. 5° n. 681, 27.04.1828, p. 3)

Il giornalista oltre all’aspetto prettamente musicale, ne porta alla luce uno biografico molto importante e finora in parte sconosciuto, ovvero, Giulio è un “trovatello”. Secondo Amisich l’uomo che si finge padre adottivo in realtà sarebbe un tale Joseph o Giuseppe Regondi, maestro di lingua italiana e musicista, che avrebbe rapito a Ginevra un bambino di due anni (Giulio) recandosi nel 1824 a Lione. Ma tralasciamo le altre vicende biografiche per continuare a tracciare il percorso artistico a Lione.

Fig. 2 – Volta del Grand Collège nel 1896 (oggi Liceo Ampère)

Il debutto suscitò molto entusiasmo e il 30 giugno lo stesso giornale annuncia un suo prossimo concerto. La notizia interessante è che Regondi Senior si sia formato, e di conseguenza formerà Giulio, secondo i metodi e gli studi di Sor e di Carulli (storpiato in Garuli): 

“Il piccolo Jules, figlio adottivo e allievo del Sig. Regondi, che si è recentemente esibito al concerto del Sig. Ghys, ha suscitato un vivo scalpore tra i dilettanti; le signore amano particolarmente questo bambino affascinante, che hanno soprannominato Amorino. Abbiamo appreso che il Sig. Regondi, cedendo alle richieste rivoltegli, terrà un concerto dove il piccolo Jules dispiegherà il suo precoce talento in più brani. Sarà ascoltato anche il suo maestro, che si dice segua le orme di Sor e di Garuli [sic]. Il concerto sarà composto in modo tale da stuzzicare la curiosità, che sarà resa molto interessante dal piccolo virtuoso di sei anni. Non sappiamo ancora in quale luogo si terrà questo concerto”. (JLR An. 5° n. 682, 30.04.1828, p. 1)

(JLR An. 5° n. 682, 30.04.1828, p. 1)

Giulio Regondi (1831)

Per il concerto si dovette aspettare quasi un anno e il 24 aprile 1829 veniva presentato così: 

“Concerto del Petit Jules. Questo piccolo prodigio musicale, al cui talento abbiamo già più volte reso giustizia, darà questa sera nel salone della casa Thiaffait (fig. 3), via Vieille Monnaie, un concerto che ci sembra organizzato in modo tale da soddisfare i veri intenditori. I progressi compiuti da questo giovane virtuoso nell’ultimo anno sono davvero sorprendenti, e difficilmente si crederebbe che in così tenera età un bambino sia abbastanza bravo da eseguire il concerto di Carulli, che presenta le maggiori difficoltà. […] Programma […] 3° L’Amor Marinaro, aria variegata di Legnani, primo chitarrista d’Italia, eseguita dal piccolo Jules. […] 8° Concerto di Carulli, eseguito dal piccolo Jules. […] 10° Variazioni eseguite dal piccolo Jules, composte e accompagnate da M. Regondi. […]”. (JLR An. 6° n. 836, 24.04.1829, p. 2)

(JLR An. 6° n. 836, 24.04.1829, p. 2)


Fig. 3 – Palazzo Thiaffait

Quest’annuncio certifica che la prima esecuzione di Regondi del Concerto di Carulli avvenne a Lione, quando Giulio aveva solo sette anni.

Il concerto venne recensito in modo entusiastico sulla testata cittadina il 5 maggio.

(JLR An. 6° n. 840, 03.05.1829, p. 3)

Il mese seguente venne riportata la notizia della presenza “dell’interessante piccolo Giulio”,  così lo definisce il recensore, nel concerto della famosa cantante Clorinde Moline.

(JLR An. 6 n. 861, 21.06.1829, p. 1)

Il concerto si tenne il 26 giugno 1829 e dal programma sappiamo che Giulio eseguì un “Solo di chitarra”.

(JLR An. 6 n. 863, 26.06.1829, p. 4)

Purtroppo non abbiamo nessun resoconto del concerto, il critico del giornale dichiara di non essere risucito ad assistervi, ma che i commenti riportati erano tutti molto positivi.

(JLR An. 6 n. 864, 28.06.1829, p. 2

Infine il JLR del 17 febbraio 1830 ci fornisce molto probabilmente la cronaca dell’ultima esibizione pubblica di Giulio a Lione: 

“Domenica scorsa [14 febbraio], il piccolo Jules che, all’età di sette anni, ha già più talento con la chitarra di molti artisti consumati, si è fatto sentire tra due pièces [teatrali], ed ha eseguito delle variazioni sulla Marcia di Aline con un gusto e una disinvoltura davvero notevoli. Ricoperto tre volte da giusti applausi, non ha lasciato a molti spettatori altro rammarico se non quello di non averlo più sentito. Ci è stato assicurato che questo giovane e sorprendente virtuoso partirà presto per Parigi; crediamo che sarebbe una cosa piacevole per il pubblico decidere di farsi sentire ancora una volta al Grand-Théâtre prima di questa partenza”. (JLR An. 7° n. 964, 17.02.1830, p. 1)

(JLR An. 7° n. 964, 17.02.1830, p. 1)

Giulio Regondi

Quest’ultimo articolo ci fornisce la prova della conoscenza dell’altro brano di Carulli, La Marche d’Aline, che diventerà assieme al Concerto una presenza quasi costante nei suoi programmi permolti anni a venire. Malgrado in questo caso non sia presente il nome dell’autore, tutto fa pensare che si tratti dell’op. 219 bis o ter di Carulli. Inoltre, viene annunciata la sua imminente partenza per Parigi dove approderà qualche mese dopo suonando gli stessi brani finora proposti a Lione.

La prima notizia della sua presenza a Parigi finora segnalata è del 13 aprile e riporta “un resoconto di una serie di concerti effettuati all’interno di saloni o abitazioni private”2, ma in realta già il 9 aprile il Journal des débats politiques et littéraires parlava di come il giovane virtuoso aveva stupito tutti gli artisti e i dilettanti. Il primo dei concerti pubblici che Regondi tenne a Parigi ebbe luogo il 27 aprile presso il Salon del Sig. Petzold. La recensione, apparsa su Le Figaro del 28 maggio 1830 (p. 3) riporta: “[…] Il giovane chitarrista ha stupito tutti. Ha cominciato con un concerto solistico, ognimovimento del quale è stato salutato da molti applausi. Ha eseguito poi alcune variazioni sulla marcia di “Aline” e altre composte da suo padre […]”.

Le Figaro An. 5° n. 118, 28.04.1830, p. 3

Come possiamo notare il recensore non riporta l’autore dei brani ma, come rilevato da Amisich3 e alla luce di queste mie nuove scoperte, si tratta sicuramente dei brani di Carulli presenti già nelle esibizioni di Lione e in quasi tutti i concerti tenuti in Irlanda e Inghilterra negli anni successivi.

Viste le vicende che seguiranno, molto probabilmente Regondi Senior prese in seria considerazione il suggerimento del dottor George Young che a Lione, come riferito dalla Fauche, gli suggerì di portare il piccolo Giulio a Londra, infatti Parigi sarà solo una delle mete del viaggio verso Londra.

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Note

1 Alessandro Boris Amisich, Giulio Regondi: un bambino prodigio?, “il Fronimo” n. 45, ottobre 1983, p. 33. (Cfr. anche A. Boris Amisich, Giulio Regondi, Guitart n. 8, ottobre-dicembre 1997, p. 29 e Peter Pietres, I bambini prodigio della chitarra nella prima metà dell’ottocento, “il Fronimo” n. 100, luglio-ottobre 1997, p. 94).

2 Alessandro Boris Amisich, Giulio Regondi, Guitart, op. cit., p. 29. 

2 Alessandro Boris Amisich, Giulio Regondi: un bambino prodigio?, op. cit., p. 34. 

BIENNIO ACCADEMICO SPECIALISTICO in Chitarra Storica dell’Ottocento.

Giugno 11, 2021

Autorizzato dal Ministero e tenuto dal Maestro STEFANO MAGLIARO.

Ferdinando Carulli e Napoleon Coste

Aprile 7, 2021

a cura di Romolo Calandruccio

Claude Antoine Jean George Napoléon Coste (Amodans, 27 giugno 1805 – Paris, 14 gennaio 1883)

Il nome di Napoléon Coste è da sempre associato alla figura di Fernando Sor, considerato suo insegnante e punto di partenza della sua tecnica chitarrista e compositiva. In questa convinzione c’è qualcosa che non quadra! In realtà Coste sembra aver incontrato Sor soltanto intorno agli anni ’30, quando si trasferì a Parigi, cioè all’età di 25 anni, pertanto, quale fu la sua formazione iniziale? Sappiamo che le prime lezioni di chitarra le ricevette da sua madre, ma secondo quale impostazione tecnica?

Le risposte a queste mie domande le ho trovate casualmente nel corso delle mie ricerche su Carulli, guardando un annuncio pubblicitario apparso sul giornale di Valenciennes, cittadina dove Coste ha vissuto gli anni della sua giovinezza, dove ha iniziato lo studio della chitarra e dove si svolse la prima parte della sua carriera didattica e concertistica. Nel Petites Affiches de Valenciennes del 14 gennaio 1824[1], Coste pubblicizzava così la sua attività didattica (fig. 1):

“Il signor COSTE figlio, residente in Valenciennes via Bracqmart (?), n ° 11, passaggio dalla via Royale a piazza des Wantiers, ha l’onore di informare il pubblico che tiene in città, delle lezioni di chitarra secondo il metodo di Carulli; metodo riconosciuto come il migliore e per questo oggi adottato ovunque. Il signor COSTE farà tutto ciò che dipende da lui per meritare la fiducia di cui lo si vorrà onorare”[1]

Fig. 1 – Petites Affiches de Valenciennes annuncio del 14 gennaio 1824

Nel 1828 su L’indicateur Valenciennois Almanach […] de l’Arrondissement de Valenciennes alla voce musicisti troviamo 4 insegnanti di chitarra di cui due non proprio chitarristi: Ryckx insegna Canto, piano, chitarra, la Signorina Carlier  insegna Canto e chitarra (la troviamo anche in alcune recensioni come cantante) e solo due chitarristi la Signorina Surgeon e il nostro Coste il quale ci tiene a specificare che insegna “Chitarra, secondo il metodo di Carulli”. Coste il 14 dicembre 1828 sembra abbia tenuto il suo ultimo concerto a Valenciennes, per partire dopo poco tempo alla volta di Parigi[2].

Fig. 2 – L’indicateur Valenciennois Almanach, 1828, p. 117

Credo che il riconoscimento pubblico fatto più volte da Coste nei confronti del Metodo di Carulli (fig. 3) possa bastare per affermare che la sua formazione, almeno fino all’arrivo a Parigi dove conobbe Sor, sia avvenuta secondo i principi e le regole carulliane, grazie al Metodo considerato il migliore in circolazione e perciò, come afferma Coste, adottato da tutti i chitarristi a quel tempo.

Fig. 3 – Carulli Metodo Op. 27 seconda edizione, 1819

I principali biografi di Coste, Jaworski e Roncet (ma anche P. Bone[3]), non indicano una data precisa del suo arrivo nella capitale francese, entrambi riportano la notizia apparsa sul L’Observateur des Beaux-Arts, ripresa a sua volta dal giornale locale di Valenciennes, L’écho de la Frontière, senza però fornire nessuna data a riguardo. Io ho trovato quest’ultimo giornale dal quale possiamo risalire alla data della notizia e di quello che potrebbe essere il suo primo concerto pubblico a Parigi (fig. 4):

“Si legge nell’Observateur des beaux-arts che si è notato la sera di venerdì scorso [27 marzo] al Musical Gymnasium, un giovane chitarrista di 22 anni [sic, 23 anni], che ha stupito per quello che sa trarre dal suo strumento. Le variazioni che ha eseguito, di sua composizione, sono state rese con perfetta precisione. Il giovane chitarrista in questione è il Sig. Coste, di Valenciennes”[3]

Fig. 4 – L’écho de la Frontière, p. 1

Una nuova notizia, credo mai riportata, è quella di un’altra apparizione pubblica recensita su La France nouvelle nouveau Journal de Paris (fig. 5):

“Notizie dai teatri […] Il primo concerto di M.lle Berlot si è svolto ieri sabato [28 novembre]. Abbiamo ascoltato con piacere, in un duetto di violino e pianoforte, la Sig.na Berlot e il Sig. Othan (?). Un solo di corno del Sig. Arnault, di flauto del Sig. Dorus e di chitarra del Sig. Cost [sic], infine un duetto cantato dalla Sig.na Kunzé e dal Sig. ***, hanno ottenuto numerosi applausi. La serata è stata conclusa dalla Sig.na Berlot, che ha suonato un brano di sua composizione su un pianoforte del Sig. Pleyel, tratto dai motivi dell’opera Deux Nuits. Le splendide persone presenti sembravano tutte soddisfatte.”[4]

Fig. 5 – La France nouvelle nouveau Journal de Paris, 30.11.1829 n. 851, p. 1

Alla luce di quanto riscontrato, possiamo affermare che Coste sia giunto a Parigi presumibilmente a marzo del 1829, qui ebbe modo di confrontarsi con i massimi esponenti della chitarra dell’Ottocento, primo tra tutti verosimilmente con Carulli che, come detto, lo aveva “accompagnato” fino a quel momento, in particolare nella sua carriera didattica.

Che i due si conobbero a Parigi e che nacque una frequentazione e una sincera stima è confermato dal “Duo Concertant |pour | deux Guitares | Composé et dedié | à Monsieur Coste […] Op. 328” (fig. 6) che Carulli pubblicò nel 1830 o 31 ed è lecito pensare che lo abbiano eseguito insieme, anche se non abbiamo notizia di loro concerti in duo.

Fig. 6 – Incipit manoscritto Carulli Op. 328 (chitarra I)

In quel periodo a Parigi si trovavano anche Carcassi, Aguado, Huerta e quello che diverrà il suo nuovo “maestro” e vate, l’innovatore Fernando Sor (fig. 7).

Fig. 7 – Fernando Sor

Oltre all’aspetto didattico-musicale pre-parigino, ve n’è un altro che accomuna Coste a Carulli, quello della sperimentazione organologica sulla chitarra, entrambi per farlo si avvalgono della collaborazione di uno dei liutai più famosi di Parigi, René Lacôte. Carulli nel 1825 brevetta assieme a Lacôte la chitarra Decacorde (fig. 9), mentre Coste sembra che intorno al 1835 abbia fatto costruire, sempre da Lacôte la sua chitarra Eptacorde[5].

Fig. 9 – Registrazione brevetto del Decacorde Carulli/Lacôte

Lo stesso Coste scrive di questo suo progetto nell’introduzione della sua revisione del Metodo di Sor (fig. 10):

“Alcuni anni fa feci costruire nella bottega del Sig. Lacôte, un produttore di strumenti a corda a Parigi, una chitarra progettata per produrre un volume di suono più grande e, soprattutto, una qualità di suono più bella. [….] Ho chiamato questo nuovo tipo di chitarra Heptacorde”[6].

Fig. 10 – Raffigurazione della chitarra Eptacorde presente sul Metodo Sor/Coste

In conclusione, ancora una volta, Carulli ci riserva una bella sorpresa, possiamo evidenziare infatti come la sua figura abbia influenzato direttamente o indirettamente molti dei chitarristi dell’Ottocento gravitanti nell’aria Parigina e oltre, e come allo stesso tempo gli storici che seguirono fecero di tutto per non farlo notare o, peggio ancora, per occultare le prove evidenti della stima di cui godeva.


[1] Petites Affiches de Valenciennes del 14.01.1824 p. 4.

[2] Roman Jaworski, NAPOLEON COSTE 1805-1883 Une histoire perdue, in Valentiana Revue d’Histoire règionale pubbliée par l’association Valentiana sous l’égide du Cercle Archéologique et Historique de Valenciennes, n° 10 decembre 1992, p. 72.

[3] Philip James Bone, The guitar and mandolin : biographies of celebrated players and composers for these instruments, London, 1914, p. 77.

[4] L’écho de la Frontiere, del 01.04.1829, p. 1. “On lit dans l’Observateur des beaux-arts qu’on a remarqué dans la soirée de vendredi dernier [27 mars] au Gymnase musical, un jeune guitariste de 22 ans [sic, 23 ans], qui a étonné par le parti qu’il sait tirer de son instrument. les variations de sa composition qu’il a exécutées on été rendues avec une précision parfaite. Le jeune guitariste dont il est ici question est M. Coste, de Valenciennes.”

[5] La France nouvelle nouveau Journal de Paris, Lunedì 30.11.1829 n. 851, p. 1. “Nouvelles des théâtres […] Le premier concert de M.lle Berlot a eu lieu hier samedi [28 novembre]. On a entendu avec plaisir, dans un duo de violon et de piano, M.lle Berlot et M. Othan (?). Un solo de cor par M. Arnault, de flute par M. Dorus, et de guitare par M. Cost [sic], enfin un duo chanté par M.lle Kunzé et M*** , ont obtenu des applaudissemens nombreux. La soirée a été terminée par M.lle Berlot, qui a joué, sur un piano de M. Pleyel, un morceau de sa composition, emprunté aux motifs de l’opéra des Deux Naits. La société était très brillante, et tout le monde a paru satisfait.”

[6] Fonte: https://www.harpguitars.net/history/lacote/lacote.htm.

[7] ibdem

Fernando Sor, il suo arrivo a Parigi e i primi concerti in città e provincia.

Gennaio 26, 2021

a cura di Romolo Calandruccio

Il bello di fare ricerca, in ambito musicologo ma probabilmente anche altrove, è di conoscere il punto di partenza ma non quello di arrivo e durante il cammino si possono incontrare anche piacevoli sorprese. È così che durante il mio lavoro sulla biografia di Ferdinando Carulli, in corso di pubblicazione sulla rivista il Fronimo (sono usciti da luglio a gennaio 4 parti relative al periodo napoletano e a quello livornese, i prossimi riguarderanno il periodo parigino), mi sono trovato a scoprire diverse novità su altri chitarristi coevi di Carulli come queste su Fernando Sor.

Sull’arrivo e sul primo periodo parigino di Sor, escludendo la biografia di Brian Jeffery[1] e l’ottimo lavoro che la integra di Josep  Maria Mangado Artigas, pubblicato sul Fronimo[2], ad oggi non esiste altro. Entrambi ipotizzano che Sor arrivò a Parigi nell’estate del 1813[3], la notizia, seppur ben argomentata nel lavoro di Mangano, mi lasciò subito dubbioso perché non spiega i motivi per cui Sor avrebbe aspettato quasi due anni prima di fare la sua prima apparizione pubblica avvenuta, secondo lo stesso Mangano, il 7 gennaio 1815, suonando tra l’altro un solo brano nel concerto svoltosi nel Foyer della Salle Olympique il cui organizzatore e protagonista era il flautista Jospeh Guillou.

Il primo dato storico che documenta la presenza di Sor nella capitale francese è, come risaputo, la data del Dépôt Légal della “Fantaisie Pour la Guitare dedicata a Ignace Pleyel” (fig. 1, futura Op. 7) del 6 agosto 1814, confermato a sua volta dall’annuncio pubblicitario apparso sulla Bibliographie de la France il 3 settembre 1814, entrambi “certificano” il suo domicilio in Rue du Helder, N.o 27[4], molto probabilmente la prima dimora parigina.

Fig. 1 – Fernando Sor Fantasia Op. 7, frontespizio

Inoltre, e questo è un dato nuovo*, la sua prima apparizione pubblica non fu quella del 1815 già citata bensì un’altra, risalente al  24 giugno 1814 e documentata dal giornale Le moniteur universel del 25 giugno 1814 (fig. 2):

“Ieri si è formato un grande raduno di veri amanti della musica per ascoltare un concerto con sottoscrizione tenuto dal Signor Sor, spagnolo, insegnante di chitarra estremamente abile. Quest’artista combina un rarissimo talento esecutivo con quello di compositore; e sia per l’uno che per l’altro ha ricevuto numerosi e vividi segni di apprezzamento. Lo strumento per il quale il Sig. Sor si professa è naturalmente ingrato: sembra gestibile solo per accompagnare piacevolmente una voce morbida e flessibile. Il Sig. Sor lo destina a un ruolo più alto: la sua esecuzione ferma, brillante e delicata allo stesso tempo, conferisce alla chitarra un effetto di armonia davvero eccezionale; sembra difficile portare oltre la conoscenza e la tecnica di questo strumento. Abbiamo ascoltato diversi artisti; il Sig. Fichinier ha eseguito perfettamente un’aria variata al clarinetto, e in un tema variato di sua composizione, il Sig. Libbon [sic] ha suonato il violino con l’elegante facilità e la grazia espressiva che è tipica del suo talento. Questo concerto è stato tenuto nell’ex gioco della palla corta in rue de Grenelle Saint-Honoré, che, predisposto per una sala da ballo pubblica, ha appena subito una nuova metamorfosi molto più felice. Il pubblico ha visto con tanto stupore quanto con piacere che la sala, ora dedicata esclusivamente alla musica, e destinata ai concerti, era stata ricostruita con questo intento. […]”.

Gazette Nationale ou Le Moniteur Universelle, 25 giungo 1814, p. 4

segue la descrizione di questa nuova sala.

Fig. 2 – Recensione del primo concerto di Sor

Purtroppo di questo primo concerto non possiamo ricavare nessuna notizia riguardo ai brani eseguiti da Sor. Gli artisti che hanno condiviso sono entrambi due musicisti di grosso calibro si tratta del clarinettista parigino Claude-Gabriel Péchignier[5] (fig. 3) e il famoso violinista Felipe (Philippe) Libon (fig. 4), di origine spagnola, le frequentazioni e gli incarichi a corte di quest’ultimo, la dicono lunga sulle amicizie influenti di cui godeva Sor a Parigi che sicuramente contribuirono a inserirlo nell’alta società parigina.

Fig. 3 – Claude-Gabriel Péchignier (Parigi 1782- ivi 1866)

Fig. 4 – Philippe Libon (Cadice, 1775 – Parigi 1838)

Basta poco perché si diffonda nella capitale la voce della presenza di un nuovo virtuoso e  già qualche mese dopo il primo concerto pubblico, sul giornale La Quotidienne del 15 novembre 1814 (fig. 5), leggiamo che

“In ogni salone si parla di uno spagnolo chiamato Sor, che esegue sulla chitarra i pezzi più difficili e che fa diverse parti da solista: nulla eguaglia l’accuratezza, la brillantezza e la precisione del suo modo di suonare; coloro che potranno ascoltarlo ne trarranno sicuramente sorpresa e piacere. Quando il concerto è finito (perché il signor Sor ne dà uno in cui suona da solo), la signora Sor balla il bolero, il fandango, ecc., ecc., con una grazia e una leggerezza assoluta: è davvero l’unione dei talenti e delle arti.”

La Quotidienne, 15 novembre 1814, p. 3

Fig. 5 – La Quotidienne, 15 novembre 1814, p. 3

Questa breve notizia ci conferma l’apprezzamento di cui Sor godeva nell’ambiente parigino già pochi mesi dopo il suo primo concerto e ci fornisce un’informazione importante sulle modalità di proporre il concerto stesso, impostato sull’esigenza di varietà e gradevolezza, tanto da inserire la danza insieme alla musica. D’obbligo qui una riflessione sul nostro moderno proporre concerti in cui varietà e gradevolezza non sono sempre al centro delle preoccupazioni di esecutori e organizzatori.

Ma torniamo a quei primi anni dell’ottocento in cui Fernando Sor arrivò a Parigi.

Anche considerando la data del primo concerto, 24 giugno 1814, e restando fermi su quella di arrivo a Parigi, collocata nel 1813, resta comunque un periodo piuttosto lungo, un anno circa, in cui non si hanno notizie di sue attività musicale e direi pure della stessa presenza del compositore a Parigi, inoltre, dal tono dell’articolo del 15 novembre, quando l’anonimo recensore sottolinea che “in ogni salotto si parla” di questo chitarrista, sembrerebbe stesse parlando di una piacevole novità, il che presuppone che fosse arrivato da poco.

A questo punto vorrei fare una rilettura dei dati storici in nostro possesso, chiarendo innanzitutto che vi furono due grosse ondate di esuli “afrancesados” dalla Spagna, la prima nel 1813 a seguito della caduta di Giuseppe I Buonaparte e la seconda dopo il reinsediamento di Ferdinando VII al trono di Spagna il 14 maggio 1814 quando fece il suo ingresso trionfale a Madrid.

Per gli afrancesados gli anni compresi tra l’insediamento di Ferdinando VII e il 1820, furono un periodo di dura persecuzione e, nonostante il nuovo monarca avesse promesso di rispettarli, in realtà iniziò a esiliare tutti coloro che avevano collaborato con il governo di Giuseppe I e in modo particolare i patrioti liberali.

Tra i collaboratori dell’appena deposto governo francese in Spagna vi era il nostro Sor, infatti, uno dei suoi ultimi incarichi fu quello di “Commissario Principale della Polizia della provincia di Jerez” nel 1812, prima di spostarsi a Valencia nel 1813 sempre al seguito dei francesi[6].

Antonio Moliner Prada, in una concisa ma efficace analisi di questi avvenimenti, riesce a chiarire molto bene lo stato dell’arte di quel momento storico:

“Le reazioni degli afrancesados davanti al decreto del 30 maggio 1814 [emanato da Ferdinando VII] furono disperate perché significava il loro definitivo espatrio. Alcuni inviarono le loro proteste al monarca francese Luigi XVIII per intercedere presso Ferdinando VII. Altri, come Amorós, scrissero le proprie riflessioni anonime che suscitarono grande scalpore a Parigi perché in questo scritto chiedevano quale fosse il crimine di cui erano accusati e dichiaravano di aver sempre prevenuto il disordine e l’anarchia e collaborando con i francesi per la conservazione del patria. Infine, non esita a sottolineare l’azione di Fernando VII davanti al suo oppressore che fu deplorevole. Tutto ciò motivò le critiche dell’ambasciatore spagnolo a Parigi, Gómez Labrador, che chiese al governo francese di ritirare questo documento come ordinò il 29 luglio 1814. Tra il 1813 e il 1814 afrancesados e liberali conobbero l’esilio, i primi erano i perdenti di quella guerra, i secondi rappresentavano una parte dei vincitori. Le loro differenze erano evidenti, tuttavia la tragica vicenda gli fece mantenere una tregua forzata e formarono due comunità separate. Gli afrancesados  si rifugiarono principalmente nel sud della Francia, per la vicinanza geografica alla Spagna, e a Parigi. Riconoscendo il loro status di rifugiati, ricevettero la protezione delle autorità francesi e un aiuto finanziario che fu mantenuto anche dopo la caduta di Napoleone e il ritorno dei Borbone al trono di Francia nel 1814. Il primo gruppo di francesi che accompagnò Giuseppe I nel suo viaggio da Madrid arrivarono a Bayonne il 13 giugno 1813 e beneficiarono delle misure prese dal prefetto locale e dalla popolazione che fornì loro rifugio e aiuto. Quando giunsero ​​altri contingenti furono distribuiti in varie città, arrivando a concentrare circa 2.000 profughi nel sud-ovest della Francia, nei dipartimenti del Gers, dei Bassi Pirenei, di Landas e di Gironda. Città come Montpelier, Nimes e Perpignan divennero centri di accoglienza. Quelli con maggiori risorse economiche e un alto status sociale si stabilirono a Parigi e cercarono una vita migliore nella città cosmopolita […]”

Antonio Moliner Prada, Los exilios de afrancesados y liberal, Universidad Autónoma de Barcelona, http://fudepa.org/Biblioteca/recursos/ficheros/BMI20110000019/06_Moliner.pdf

A questo punto a me pare saggio, in assenza di documenti incontrovertibili, ipotizzare che Sor arrivò a Parigi a maggio o nei primi di giungo del 1814, facendo sicuramente parte di quelle persone con maggiori risorse e uno status sociale più elevato. Ebbe quindi giusto il tempo per trovar casa, aver conferma dei propri contatti già esistenti, di stringerne di nuovi e iniziare la sua brillante attività e concertistica. Attività che, lo abbiamo detto, inizia pubblicamente con il concerto del 24 giugno dello stesso anno, prosegue probabilmente con altri concerti nei salotti (fig. 6) della Parigi bene fino ad arrivare a gennaio dell’anno successivo, e arriviamo qui a un’altra piccola scoperta.

Fig. 6 – Tipico Salotto parigino (Marescot, 1825)

Il concerto del 7 gennaio 1815 in realtà fu preceduto da un’altra sua esibizione avvenuta due giorni prima, vale a dire il 5 gennaio, sempre nel  foyer della Sala Olympique e fu un concerto molto apprezzato, tra l’altro, la recensione apparsa il giorno dopo, venerdì 6, su La Quotidienne  (fig. 7) lascia intendere che il pubblico parigino conoscesse bene le qualità del chitarrista e, per questo, si riversò numeroso a riempire il foyer della Sala Olympique.

“Il signor Sor ha tenuto un concerto questa sera nel foyer della Sala Olympique; gli esponenti delle élites più prestigiose, che questo famoso chitarrista aveva deliziato con il suo talento davvero straordinario, sono venuti  a saldare il loro debito con la loro presenza. Un incidente ha causato un po’ di confusione nel concerto: il Sig. Consul, avendo avuto un’improvvisa indisposizione era assente e si è fatto ricorso tre volte alla Signora Giacomelli, sulla quale non abbiamo contato spesso, e al Sig. Giacomelli sul quale non abbiamo mai contato.”

La Quotidienne, 6 gennaio 1815, p. 3

Fig. 7 – La Quotidienne, 6 gennaio 1815, p. 3

Il Signor Consul, sostituito dal Giacomelli, dovrebbe essere Domenico Consul, un cantante italiano o di origini italiane di cui non conosciamo quasi niente se non che fosse un cantante abbastanza affermato del Théâtre des italien di Parigi oltre che interprete di varie opere sacre.

Madame Giacomelli (fig. 8) è l’artista Sophie Janinet, nota anche come Sophie Giacomelli, nata Geneviève Sophie Billé (Parigi, 1779 – ivi 1819), in realtà è principalmente una pittrice ed eccellente incisore francese ma nel 1802, quando sposò il musicista italiano e maestro di cappella Joseph-Marie-Juvenal Giacomelli, iniziò una nuova carriera come cantante.[7] In quegli anni la Giacomelli godeva di un discreto successo, come si evince dai giornali d’epoca e dagli importanti ruoli che ricopri nei vari teatri parigini, malgrado la sua voce fosse ritenuta più idonea a piccole sale. Cantò anche in uno dei concerti pubblici di Carulli.

Fig. 8 – Madame Giacomelli (Parigi, 1779 – ivi 1819)

Sono riuscito a trovare anche una rarissima immagine del famoso foyer (fig. 9) del Théâtre Olympique dove tenne il concerto Sor e qualche anno prima Carulli.

Fig. 9 – Foyer (Sala da concerto) del Théâtre Olympique

E finalmente arriviamo al 7 gennaio, sempre del 1815, al concerto a cui partecipò Sor, come special guest, a giudicare dalle recensioni.

Mangado nel suo articolo riporta il programma e accenna solamente a una critica apparsa sul Journal de débats politiques et littéraires senza trascriverla integralmente, limitandosi a dire che si tratta di “una breve recensione che elogiò la performance del flautista [Guillou, organizzatore del concerto] senza menzionare gli altri interpreti né le opere incluse nel programma.” In verità, sono riuscito a trovare qualcos’altro.

Il concerto è stato molto pubblicizzato, forse anche per la presenza del celebre flautista Guillon, l’annuncio e il programma appariranno identici il 4 e il 5 gennaio rispettivamente su La Gazette de France e sul Journal de débats politiques et littéraires , mentre sul Journal de débats… del 4 e 7 (fig. 11) gennaio uscirà solo l’annuncio.

La Gazette de France del 4 gennaio (fig. 10) scrive:

“Il concerto del Signor Guillou, artista della musica del Re e dell’Accademia Reale di Musica, è definitivamente fissato per Sabato 7 di questo mese, nel foyer della Sala Olympique, rue de la Victoire. Presso del biglietto: 6 fr.[anchi]. PROGRAMMA. Prima parte – 1° Sinfonia d’Haydn; 2°aria di Mayer, cantata dal Sig. Bégrez; 3° Concerto per flauto composto dal Sig. Bochsa figlio, eseguito dal Sig. Guillou; 4° Duo d’Orphée, cantato dalla Sig.ra *** e dal Sig. Bégrez; 5° Nuova fantasia per piano e corno inglese, composto dal Sig. Dugazon, eseguito dall’autore e dal Sig. Vogt. Seconda parte. 6° Concerto di violino composto dal Sig. Kreutzer senior (fig. 12), eseguito dal Sig. Kreutzer junior (fig. 13) ; 7° Aria italiana cantata dalla Sig.ra ***; 8° Nuova fantasia per chitarra, flauto e basso, composto dal Sig. Sor, eseguito dall’autore e dai Sigg. Norblin e Guillou. I biglietti sono disponibili presso i negozi di musica dei Sigg. Bochsa padre, rue Vivienne, n° 25, e presso Frery, place des Victoires, n° 8.”

Gazette de France del 4 gennaio 1815, p. 1

Fig. 10 – Gazette de France del 4 gennaio 1815, p. 1

Fig. 11 – Journal de débats politiques et littéraires 7 gennaio 1815, p. 1

Come si evince dal programma Sor chiude un tipico concerto sinfonico/operistico ottocentesco con una sua opera finora non individuata, la Nuova Fantasia per chitarra, flauto e basso che esegue con Norblin Louis Pierre Martin (fig. 14) al violoncello e Guillou (fig. 15) al flauto e che, lo apprendiamo da una nuova recensione del concerto, è composta sul tema Gentil houzard, un’aria popolare che utilizzerà anche nell’opera 27, ma ci torneremo.

Tra gli artisti presenti nella prima parte del programma figurano: il cantante Bégrez, il pianista Dugazon e il cornista Vogt ma siccome nelle recensioni che seguiranno non verranno citati, o non destarono alcun clamore o, cosa molto più probabile, non vi presero parte. Non ci sarà nemmeno il cantante Bégrez per duettare con l’unica cantante, Madame Boulonger (fig. 16), cantante che al momento della presentazione del programma alla stampa ancora non era stata decisa (visti gli asterischi!).

Fig. 12 – Rodolphe Kreutzer (Versailles, 1766 – Ginevra, 1831)

Fig. 13 – Jean Nicolas Auguste Kreutzer (Versailles, 1788 Parigi, 1832)

Fig. 14 – Louis Pierre Martin Norbli (Varsavia, 1781 – Connantre, 1830)

Fig. 15 – Joseph Guillou (Parigi, 1787- S. Pietroburgo, 1853)

Fig. 16 – Marie-Julie Boulanger, nata Marie-Julie Halligner (Parigi, 1786 – ivi, 1850)

Di critiche del concerto, oltre all’unica citata da Mangado, ne appariranno una sulla Gazette de France di martedì 10 gennaio e un’altra il giorno dopo sul Journal de Paris. Quest’ultima la riporterò per intero mentre della prima proporrò solo due passaggi, poiché aggiungono alcuni dettagli della serata:

“Contrariamente a quanto avviene di solito, la parte vocale del concerto ha avuto meno successo di quella strumentale. La Signora Boulanger ha cantato due grandi arie, non adatte al suo talento, per cui non si è potuto applaudire che il volume della sua voce”.

e, su Sor, un’interessante considerazione:

“Il concerto si è concluso con una fantasia a tre strumenti, composti dal Sig. Sor. Abbiamo ascoltato una seconda volta il Sig. Guillou, e con un piacere non meno vivo, lo stesso Sig. Sor. Si è potuto vedere quanto quest’artista-dilettante ha saputo tirar fuori dalla chitarra e il modo brillante con cui la suona.”

Gazette de France, 10 gennaio 1815, p. 3

La nota forse più curiosa di quest’ultimo passaggio è che Sor sia definito un “artiste-amateur”, un dilettante, e non fu la prima volta. Infatti, nel suo Metodo, raccontando uno dei suoi tanti aneddoti sulla sua vita, dice di essere stato definito un chitarrista dilettante da un importante chitarrista, che io ho identificato con Carulli.

Non deve scandalizzarci l’appellativo “dilettante”, perché nell’Ottocento non aveva l’accezione negativa o offensiva di oggi, indica semplicemente qualcuno che seppur molto bravo e dotato nel suonare uno strumento non aveva seguito gli studi “ortodossi” per lo stesso. Tale termine esprimeva comunque una posizione di rispetto, tant’è che nella “Bibliographie musicale de la France” di  César Gardeton del 1822, nella sezione dedicata ai musicisti di Parigi il titolo di “amateur” spesso veniva associato a Compositeur-amateur (sono i più numerosi), guitariste-amateur, violiniste-amateur, pianiste-amateur, ecc., e molti di loro  svolgevano anche il ruolo di insegnanti.

Torniamo alla recensione del Journal de Paris dell’11 gennaio che molto probabilmente sarà anche l’ultima di un concerto pubblico di Sor a Parigi, scrive l’anonimo critico (fig. 17):

“SALLE OLYMPIQUE. Concert. Il Signor Guillou, maestro di flauto, ha tenuto sabato scorso [7 gennaio] al théâtre Olympique un concerto che ha riunito un buon numero di amateurs e anche la duchessa di Borbone ha voluto onorare con la sua presenza. L’orchestra è stata diretta dal Sig. Kreutzer; suo fratello [August] ha eseguito con grande precisione un concerto per violino; questo giovane artista sta facendo notevoli progressi. Madame Boulonger ha cantato due grandi arie italiane, molto difficili, ma molto insignificanti; non si può che esortare questa cantante a ricordare che l’espressione è la qualità più gradita in tutte le arti; le difficoltà stupiscono, l’espressione trascina. Il Sig. Guillou ha eseguito con raro talento un concerto per flauto di Bochsa. Si dice che il Sig. Guillou dovrà presto dare alcuni concerti in provincia; questa è una fortuna per le città che attraverserà. Il brano che ha creato maggior stupore è stato una fantasia del Sig. Sor per chitarra, basso e flauto, eseguito dall’autore, dal Sig. Norblin e dal Sig. Guillou. Inizialmente siamo stati stupiti dalla accostamento di questi tre strumenti ma, quando il Sig. Sor ha imbracciato la sua chitarra, nessuno più s’accorse che questo strumento, limitato, fosse destinato solo all’accompagnamento. Questa fantasia sull’aria famosa, Gentil houzard, ci procurò un grande diletto, e fu il momento in cui il pubblico importuno ha chiesto il bis”

Journal de Paris, 11 gennaio 1815, p. 4

Fig. 17 – Journal de Paris, 11 gennaio 1815, p. 4

Il programma e la fantastica recensione del Journal de Paris, oltre a descrivere in modo esaltante uno dei tanti momenti di gloria vissuti dal nostro Sor e dalla nostra tanto disprezzata chitarra (almeno dalla critica dell’Ottocento), ci fornisce, come già detto, la notizia dell’esistenza di un brano di Sor ancora oggi sconosciuto per chitarra, flauto e basso eseguito al violoncello da Norblin, il che fa supporre che la parte del basso sia scritta per uno strumento generico (cello, fagotto, ecc.).

Nelle variazioni op. 27 (fig. 18), elaborata sullo stesso tema popolare, si evince una chiara, e tipica per Sor, scrittura a tre parti (fig. 19), il che ci permette di ipotizzare che la Fantasia possa esser servita per costruire le suddette variazioni.

Fig. 18 – Sor Op. 27, frontespizio

Fig. 19 – Sor Op. 27, Tema Gentil Hausard

Mangado scopre anche che l’ultimo concerto di Sor tenuto in Francia in questi anni non fu a Parigi, bensì a Ruen (fig. 20) l’11 marzo 1815, lungo la strada che lo porterà a Londra e nel suo già citato saggio presenta solo l’annuncio del concerto e il programma apparso sul Journal de Rouen lo stesso giorno.

Fig. 20 – Veduta di Rouen

In verità sullo stesso giornale la notizia era già presente anche il giorno prima (fig. 21):

GRAN CONCERTO VOCALE E STRUMENTALE. Domani sabato, gran concerto vocale e strumentale, nella sala dei Signori Appassionati, dove il Signor Sor, noto per il suo talento sulla chitarra, si farà ascoltare. PROGRAMMA. 1a parte – 1° Grande Sinfonia di Haydn; 2° Sonata per chitarra composta ed eseguita dal Signor Sor; 3° Aria francese cantata dal Signor Despéramont; 4° Tema variato sulla chitarra dal Sig. Sor; 5° Duo di Cimarosa cantato dai Sigg. Despéramont e Sor. 2a parte – 6° Ouverture per grande orchestra composta dal Sig. Sor; 7° Concerto per chitarra composto ed eseguito dal Sig. Sor; 8° Aria italiana cantata dal Sig. Despéramont; 9° Ouverture da Jeune Henri eseguita sulla chitarra dal Sig. Sor; 10° La Gasconne, cantata dal Sig. Despéramont accompagnato con la chitarra dal Sig. Sor. Si potranno trovare i biglietti d’entrata presso il Sig. Desroques, liutaio, rue des Carmes; e presso il Sig. Brière, anche lui liutaio, rue Grand Pont.“

Journal de Rouen, 10 marzo 1815, p. 4

Fig. 21 – Journal de Rouen, 10 marzo 1815, p. 4

Anche quest’annuncio fornisce parecchie notizie, la più curiosa è sicuramente quella che ci fa conoscere un altro lato artistico di Sor, quello di cantante. Per dare maggiormente l’idea delle sue qualità canore, poiché non si tratta dell’unica volta in cui si esibisce, vorrei riportare un aneddoto riguardo a uno dei concerti tenuti a Londra in cui viene elogiato per le sue doti canore. Il concerto si svolge il 21 luglio 1816 e come già fatto in altre altri concerti Sor canta imitando lo stile di Crescentini , a svelarcelo è Ledhuy, presente anche lui al concerto:

“Invitato a una festa alla presenza del Duca di Sussex, fratello del Principe Reggente, quest’ultimo gli raccontò della sua permanenza in Italia e della predilezione per Crescentini, che Sor aveva conosciuto a Madrid quando dava lezioni a Mademoiselle Colbran (Sig.ra Rossini). Il Duca iniziò a canticchiare una delle melodie di questo famoso cantante e Sor si offrì di cantarla nello stesso stile dell’autore. Ci è riuscito così bene che i giornali inglesi che hanno riportato il resoconto di questa serata hanno scritto: “Se il modo di suonare la chitarra di Sor annuncia un grande compositore, il suo modo di imitare Crescentini annuncia un grande maestro di canto”. Da quel momento siamo andati da lui per delle lezioni di canto”.

Bryan Jeffery, op. cit., pp. 50-51

A proposito del duetto di Sor con il cantante locale, Mangado precisa che si tratta di François-Noël Despéramons (Toulouse, 1783 – ivi, 1848) (e non Desperamont).

Continuando ad esaminare bene il programma emergono dettagli rilevanti sui brani che resteranno tuttavia fuori dalla produzione catalogata e pubblicata da Sor, l’Ouverture tratta e da Le Jeune Henri di Méhul (amico e sostenitore di Sor) e gli altri anonimi brani, come sostiene anche Mangado, dovrebbero rientrare nella produzione più prossima alla data del concerto.

La “Sonata” potrebbe essere l’Op. 14 o l’Op. 15b e il “Tema variato” invece, potrebbe essere l’Op. 3, tutti pubblicati a Parigi da Castro, nel suo Journal de Musique Etrangère pour la Guitare ou Lyre, intorno al 1810, ma  il brano più interessante rimane senza dubbio il “Concerto de guitarre”. Mangado, giustamente, si chiede se si tratta di un concerto per chitarra e orchestra, se così fosse sarebbe una bellissima novità!

Ma ne dubito perché, alla luce di quanto riportato da B. Jeffery[8], Sor, nel concerto tenuto a Londra il 24 marzo 1817, suonò un brano intitolato  “Concertante for Spanish guitar and string”, è possibile che si tratti dello stesso  “Concerto de guitare” suonato all’incirca due anni prima. D’altronde nel repertorio chitarristico del primo Ottocento abbiamo almeno quattro esempi di brani per chitarra definiti “Concerti” che in realtà altro non sono se non brani per chitarra e quartetto d’archi, si tratta dei Concerti di Vidal, di Lhoyer e i due di Doisy. Per il primo e vero concerto a piena orchestra dobbiamo far riferimento a quelli di Carulli e Giuliani.

In conclusione, auspicando che qualche zelante e fortunato ricercatore riesca a rintracciare le partiture della “Fantasia per chitarra, flauto e basso” e del “Concerto per chitarra”, spero di aver contribuito a fare un altro poco di luce sull’arrivo di Sor a Parigi, e malgrado il mio essere un grande fan di Carulli, non posso negare, alla luce anche di quanto scoperto che l’apparizione del maestro spagnolo sulla scena parigina cominciò a sparigliare un pochino le carte a Carulli, fino ad allora considerato da tutti l’unico indiscusso e insuperabile maestro della chitarra.


* Per correttezza mi sembra giusto segnalare che la notizia riguardo al primo concerto di Sor a Parigi, che pensavo fosse una mia novità, in realtà era già apparsa nella terza edizione della biografia su Fernando Sor curata da B. Jeffery per i tipi della Tecla. Purtroppo essendo uscita solo online e in piena pandemia (maggio 2020) a oggi rimane un’edizione non moto conosciuta dalla maggior parte degli studiosi e appassionati.

[1] Bryan Jeffery, Fernando Sor – Composer and guitarist, U.S.A., C. Hansen, 1977, p. 43.

[2] Mangado Artigas Josep Maria, Fernando Sor (1778-1839): documenti inediti. Riflessioni e ipotesi, il Fronimo, n. 172, 45-54, n. 173, 18-31, n. 174, 33-43, n. 175, 9-24, n.176, 35-45. (anni 2015-2016).

[3] Mangado Artigas Josep  Maria, op. cit., n. 173, pp.  25-28.

[4] Fernando Sor: Fantaisie pour la Guitare, [op. 7], anuncio en la Bibliographie de la France del 3 de septiembre de 1814, in https://fernandosor.es/.

[5] François-Joseph Fétis, Biographie universelle des musiciens et bibliographie générale de la musique, Tome septième, Bruxelles 1841, p. 181. “Péchignier (Claude-Gabriel), né à Paris [1782-1866], entra comme élève au Conservatoire de cette ville, 1797, et y reçut des leçons de Lefebvre pour clarinette. En 1801 il obtint le second prix de cet instrument au concours, et l’année suivante le premier prix lui fut décernée. Apres avoir été attaché aux orchestres des théâtres de second ordre, il est entré à celui de l’Opéra, en 1818, et y est encore (1840). Cet artiste a publié de sa composition un thème varié pour clarinette et orchestre, Paris, Dufant et Dubois.”

[6] Mangado Artigas Josep  Maria, op. cit., n. 173, pp.  18-25.

[7] François-Joseph Fétis, op. cit., Tome quatrième, Bruxelles, 1837, p. 323.

[8] Bryan Jeffery, op. cit., p. 52.

Un sincero e sentito ringraziamento all’amico e collega M° Antonio Aprile per i preziosi consigli nella revisione dell’articolo e all’amico Prof. Peppe Cavallari per la supervisione nella traduzione di alcuni brani in francese.

Ferdinando Carulli. Un aggiornamento biografico a 250 anni dalla nascita.

Settembre 29, 2020

a cura di Romolo Calandruccio

 “Fin dal primo Novecento, la figura di Ferdinando Carulli, accolta e acclamata nel mondo chitarristico per la vastità e l’efficacia della sua opera didattica, rimane una presenza marginale se non del tutto assente nei recital e nei programmi da concerto con qualche eccezione per la musica da camera. Senza dilungarmi sulle motivazioni che hanno determinato questa incongruenza, ritengo che i tempi siano maturi per restituire a questo musicista, che è da considerare uno dei padri del chitarrismo moderno, il giusto valore artistico, ampliando sia l’approfondimento analitico della sua produzione, che l’indagine sulla sua figura di uomo e di artista in relazione al contesto storico-socio-culturale  in cui operò…”

Così inizia il primo dei miei sette lunghi articoli pubblicati sulla rivista chitarristica “il Fronimo” a partire dal n. 191 di Luglio 2020 e fino al n. 196 di Gennaio 2022 (composto di bene 168 pagine). La ricerca, frutto di anni di lavoro per reperire materiale nuovo su Ferdinando e poter fare luce su tanti lati oscuri della sua vicenda umana e artistica.

Nell’articolo già pubblicato ho trattato la parte della vita a Napoli ricostruendo la famiglia di Ferdinando Maria Meinrado Francesco Pascale Rosario, ultimo di sei figli, definendo con certezza le origini pugliese della stessa e le cause che determinarono il suo definitivo allontanamento da Napoli. In esso si troveranno anche importanti spunti sui primissimi lavori di Carulli pubblicati a Napoli prima del suo esilio volontario temporaneo a Livorno e nel Nord Italia. Questa seconda fase della sua vita e la definitiva trasferta a Parigi saranno trattate nelle prossime uscite.

Per quanto riguarda l’esilio livornese finora si era a conoscenza fondamentalmente di una sola data certificata della sua presenza in città, quella della nascita del figlio Gustavo il 15 giugno 1801, per il resto nulla era mai stato pubblicato riguardo a questo periodo e agli avvenimenti a esso collegati. Oggi posso presentare altri documenti che determinano con certezza la sua presenza dal 1798 fino al 1802, ma anche una serie di teorie su una certa attività nel centro-nord Italia prima di partire alla volta di Parigi. Inoltre, sarà smentita, spero in modo definitivo, la “voce” ricorrente tra le varie biografie secondo cui Carulli si recò a Vienna o in Germania prima di andare in Francia.

Infine, ecco il “pioniere” della chitarra moderna nella città più alla moda dell’Ottocento, Parigi. Innanzitutto si dimostrerà che l’arrivo a Parigi avvenne nei primi mesi del 1809, con una serie di ragionamenti supportati da documenti storici e la scoperta, documentata in seguito su questo sito, di quello che potrebbe essere il suo ultimo concerto in Italia, a bologna il 27 febbraio 1809. Quindi tratteremo del suo debutto con alcune critiche finora sconosciute di suoi concerti inediti nella provincia francese e tante altre notizie a volte curiose; dei suoi numerosi spostamenti di residenza che a volte lo portarono ad avere vicini importanti come il giovane Listz; della fulgida carriera concertistica specialmente nei primi anni di permanenza e di compositore (poi trascrittore) e didatta per tutta la vita; delle amicizie di importanti personaggi parigini, dei suoi colleghi chitarristi, ecc.

Alla prima uscita dell’articolo è stato allegato il bellissimo ritratto a colori inedito di un “giovane” Carulli (40 anni ca.), attribuito a Louis Léopold Boilly (La Bassée 1761 – Parigi 1845), molto probabilmente risalente ai primissimi anni della sua permanenza parigina e, cosa importante, l’unico che lo ritrae con una chitarra. Come molti sanno le immagini di Carulli che si possedevano finora erano le due celeberrime litografie. Di questo “regalo” devo ringraziare innanzitutto il dott. Giovanni Accornero collezionista e proprietario del dipinto, per avermi permesso di farlo pubblicare, ma prima ancora gli amici che me lo hanno a suo tempo segnalato e fatto vedere, il M° Stefano Magliaro e il liutaio Gerardo Parrinello. Devo ringraziare anche il direttore responsabile della rivista, la dott.ssa Lena Kokkaliari, per aver da subito avallato e sostenuto questa mia idea. Il dipinto verrà analizzato in modo approfondito nell’ultima parte della biografia.

Spero che la lettura di questa nuova biografia possa servire per capire meglio la personalità di questo importante chitarrista che rivoluzionò nel vero senso della parola il modo di suonare, aprendo definitivamente una strada sulla quale ancora camminiamo. Auspico anche possa essere da stimolo per ulteriori approfondimenti e conferme di alcune teorie che, seppur ben argomentate, è bene documentare con certezze storiche oggettive e inconfutabili.  Buona lettura… Per chi non fosse già abbonato alla rivista o non riuscisse a reperirla nei negozi specializzati, si può richiedere direttamente alla redazione sul sito www.ilfronimo.it .

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