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Ferdinando Carulli e Napoleon Coste

Aprile 7, 2021

a cura di Romolo Calandruccio

Claude Antoine Jean George Napoléon Coste (Amodans, 27 giugno 1805 – Paris, 14 gennaio 1883)

Il nome di Napoléon Coste è da sempre associato alla figura di Fernando Sor, considerato suo insegnante e punto di partenza della sua tecnica chitarrista e compositiva. In questa convinzione c’è qualcosa che non quadra! In realtà Coste sembra aver incontrato Sor soltanto intorno agli anni ’30, quando si trasferì a Parigi, cioè all’età di 25 anni, pertanto, quale fu la sua formazione iniziale? Sappiamo che le prime lezioni di chitarra le ricevette da sua madre, ma secondo quale impostazione tecnica?

Le risposte a queste mie domande le ho trovate casualmente nel corso delle mie ricerche su Carulli, guardando un annuncio pubblicitario apparso sul giornale di Valenciennes, cittadina dove Coste ha vissuto gli anni della sua giovinezza, dove ha iniziato lo studio della chitarra e dove si svolse la prima parte della sua carriera didattica e concertistica. Nel Petites Affiches de Valenciennes del 14 gennaio 1824[1], Coste pubblicizzava così la sua attività didattica (fig. 1):

“Il signor COSTE figlio, residente in Valenciennes via Bracqmart (?), n ° 11, passaggio dalla via Royale a piazza des Wantiers, ha l’onore di informare il pubblico che tiene in città, delle lezioni di chitarra secondo il metodo di Carulli; metodo riconosciuto come il migliore e per questo oggi adottato ovunque. Il signor COSTE farà tutto ciò che dipende da lui per meritare la fiducia di cui lo si vorrà onorare”[1]

Fig. 1 – Petites Affiches de Valenciennes annuncio del 14 gennaio 1824

Nel 1828 su L’indicateur Valenciennois Almanach […] de l’Arrondissement de Valenciennes alla voce musicisti troviamo 4 insegnanti di chitarra di cui due non proprio chitarristi: Ryckx insegna Canto, piano, chitarra, la Signorina Carlier  insegna Canto e chitarra (la troviamo anche in alcune recensioni come cantante) e solo due chitarristi la Signorina Surgeon e il nostro Coste il quale ci tiene a specificare che insegna “Chitarra, secondo il metodo di Carulli”. Coste il 14 dicembre 1828 sembra abbia tenuto il suo ultimo concerto a Valenciennes, per partire dopo poco tempo alla volta di Parigi[2].

Fig. 2 – L’indicateur Valenciennois Almanach, 1828, p. 117

Credo che il riconoscimento pubblico fatto più volte da Coste nei confronti del Metodo di Carulli (fig. 3) possa bastare per affermare che la sua formazione, almeno fino all’arrivo a Parigi dove conobbe Sor, sia avvenuta secondo i principi e le regole carulliane, grazie al Metodo considerato il migliore in circolazione e perciò, come afferma Coste, adottato da tutti i chitarristi a quel tempo.

Fig. 3 – Carulli Metodo Op. 27 seconda edizione, 1819

I principali biografi di Coste, Jaworski e Roncet (ma anche P. Bone[3]), non indicano una data precisa del suo arrivo nella capitale francese, entrambi riportano la notizia apparsa sul L’Observateur des Beaux-Arts, ripresa a sua volta dal giornale locale di Valenciennes, L’écho de la Frontière, senza però fornire nessuna data a riguardo. Io ho trovato quest’ultimo giornale dal quale possiamo risalire alla data della notizia e di quello che potrebbe essere il suo primo concerto pubblico a Parigi (fig. 4):

“Si legge nell’Observateur des beaux-arts che si è notato la sera di venerdì scorso [27 marzo] al Musical Gymnasium, un giovane chitarrista di 22 anni [sic, 23 anni], che ha stupito per quello che sa trarre dal suo strumento. Le variazioni che ha eseguito, di sua composizione, sono state rese con perfetta precisione. Il giovane chitarrista in questione è il Sig. Coste, di Valenciennes”[3]

Fig. 4 – L’écho de la Frontière, p. 1

Una nuova notizia, credo mai riportata, è quella di un’altra apparizione pubblica recensita su La France nouvelle nouveau Journal de Paris (fig. 5):

“Notizie dai teatri […] Il primo concerto di M.lle Berlot si è svolto ieri sabato [28 novembre]. Abbiamo ascoltato con piacere, in un duetto di violino e pianoforte, la Sig.na Berlot e il Sig. Othan (?). Un solo di corno del Sig. Arnault, di flauto del Sig. Dorus e di chitarra del Sig. Cost [sic], infine un duetto cantato dalla Sig.na Kunzé e dal Sig. ***, hanno ottenuto numerosi applausi. La serata è stata conclusa dalla Sig.na Berlot, che ha suonato un brano di sua composizione su un pianoforte del Sig. Pleyel, tratto dai motivi dell’opera Deux Nuits. Le splendide persone presenti sembravano tutte soddisfatte.”[4]

Fig. 5 – La France nouvelle nouveau Journal de Paris, 30.11.1829 n. 851, p. 1

Alla luce di quanto riscontrato, possiamo affermare che Coste sia giunto a Parigi presumibilmente a marzo del 1829, qui ebbe modo di confrontarsi con i massimi esponenti della chitarra dell’Ottocento, primo tra tutti verosimilmente con Carulli che, come detto, lo aveva “accompagnato” fino a quel momento, in particolare nella sua carriera didattica.

Che i due si conobbero a Parigi e che nacque una frequentazione e una sincera stima è confermato dal “Duo Concertant |pour | deux Guitares | Composé et dedié | à Monsieur Coste […] Op. 328” (fig. 6) che Carulli pubblicò nel 1830 o 31 ed è lecito pensare che lo abbiano eseguito insieme, anche se non abbiamo notizia di loro concerti in duo.

Fig. 6 – Incipit manoscritto Carulli Op. 328 (chitarra I)

In quel periodo a Parigi si trovavano anche Carcassi, Aguado, Huerta e quello che diverrà il suo nuovo “maestro” e vate, l’innovatore Fernando Sor (fig. 7).

Fig. 7 – Fernando Sor

Oltre all’aspetto didattico-musicale pre-parigino, ve n’è un altro che accomuna Coste a Carulli, quello della sperimentazione organologica sulla chitarra, entrambi per farlo si avvalgono della collaborazione di uno dei liutai più famosi di Parigi, René Lacôte. Carulli nel 1825 brevetta assieme a Lacôte la chitarra Decacorde (fig. 9), mentre Coste sembra che intorno al 1835 abbia fatto costruire, sempre da Lacôte la sua chitarra Eptacorde[5].

Fig. 9 – Registrazione brevetto del Decacorde Carulli/Lacôte

Lo stesso Coste scrive di questo suo progetto nell’introduzione della sua revisione del Metodo di Sor (fig. 10):

“Alcuni anni fa feci costruire nella bottega del Sig. Lacôte, un produttore di strumenti a corda a Parigi, una chitarra progettata per produrre un volume di suono più grande e, soprattutto, una qualità di suono più bella. [….] Ho chiamato questo nuovo tipo di chitarra Heptacorde”[6].

Fig. 10 – Raffigurazione della chitarra Eptacorde presente sul Metodo Sor/Coste

In conclusione, ancora una volta, Carulli ci riserva una bella sorpresa, possiamo evidenziare infatti come la sua figura abbia influenzato direttamente o indirettamente molti dei chitarristi dell’Ottocento gravitanti nell’aria Parigina e oltre, e come allo stesso tempo gli storici che seguirono fecero di tutto per non farlo notare o, peggio ancora, per occultare le prove evidenti della stima di cui godeva.


[1] Petites Affiches de Valenciennes del 14.01.1824 p. 4.

[2] Roman Jaworski, NAPOLEON COSTE 1805-1883 Une histoire perdue, in Valentiana Revue d’Histoire règionale pubbliée par l’association Valentiana sous l’égide du Cercle Archéologique et Historique de Valenciennes, n° 10 decembre 1992, p. 72.

[3] Philip James Bone, The guitar and mandolin : biographies of celebrated players and composers for these instruments, London, 1914, p. 77.

[4] L’écho de la Frontiere, del 01.04.1829, p. 1. “On lit dans l’Observateur des beaux-arts qu’on a remarqué dans la soirée de vendredi dernier [27 mars] au Gymnase musical, un jeune guitariste de 22 ans [sic, 23 ans], qui a étonné par le parti qu’il sait tirer de son instrument. les variations de sa composition qu’il a exécutées on été rendues avec une précision parfaite. Le jeune guitariste dont il est ici question est M. Coste, de Valenciennes.”

[5] La France nouvelle nouveau Journal de Paris, Lunedì 30.11.1829 n. 851, p. 1. “Nouvelles des théâtres […] Le premier concert de M.lle Berlot a eu lieu hier samedi [28 novembre]. On a entendu avec plaisir, dans un duo de violon et de piano, M.lle Berlot et M. Othan (?). Un solo de cor par M. Arnault, de flute par M. Dorus, et de guitare par M. Cost [sic], enfin un duo chanté par M.lle Kunzé et M*** , ont obtenu des applaudissemens nombreux. La soirée a été terminée par M.lle Berlot, qui a joué, sur un piano de M. Pleyel, un morceau de sa composition, emprunté aux motifs de l’opéra des Deux Naits. La société était très brillante, et tout le monde a paru satisfait.”

[6] Fonte: https://www.harpguitars.net/history/lacote/lacote.htm.

[7] ibdem

Ferdinando Carulli. Un aggiornamento biografico a 250 anni dalla nascita.

Settembre 29, 2020

a cura di Romolo Calandruccio

 “Fin dal primo Novecento, la figura di Ferdinando Carulli, accolta e acclamata nel mondo chitarristico per la vastità e l’efficacia della sua opera didattica, rimane una presenza marginale se non del tutto assente nei recital e nei programmi da concerto con qualche eccezione per la musica da camera. Senza dilungarmi sulle motivazioni che hanno determinato questa incongruenza, ritengo che i tempi siano maturi per restituire a questo musicista, che è da considerare uno dei padri del chitarrismo moderno, il giusto valore artistico, ampliando sia l’approfondimento analitico della sua produzione, che l’indagine sulla sua figura di uomo e di artista in relazione al contesto storico-socio-culturale  in cui operò…”

Così inizia il primo dei miei sette lunghi articoli pubblicati sulla rivista chitarristica “il Fronimo” a partire dal n. 191 di Luglio 2020 e fino al n. 196 di Gennaio 2022 (composto di bene 168 pagine). La ricerca, frutto di anni di lavoro per reperire materiale nuovo su Ferdinando e poter fare luce su tanti lati oscuri della sua vicenda umana e artistica.

Nell’articolo già pubblicato ho trattato la parte della vita a Napoli ricostruendo la famiglia di Ferdinando Maria Meinrado Francesco Pascale Rosario, ultimo di sei figli, definendo con certezza le origini pugliese della stessa e le cause che determinarono il suo definitivo allontanamento da Napoli. In esso si troveranno anche importanti spunti sui primissimi lavori di Carulli pubblicati a Napoli prima del suo esilio volontario temporaneo a Livorno e nel Nord Italia. Questa seconda fase della sua vita e la definitiva trasferta a Parigi saranno trattate nelle prossime uscite.

Per quanto riguarda l’esilio livornese finora si era a conoscenza fondamentalmente di una sola data certificata della sua presenza in città, quella della nascita del figlio Gustavo il 15 giugno 1801, per il resto nulla era mai stato pubblicato riguardo a questo periodo e agli avvenimenti a esso collegati. Oggi posso presentare altri documenti che determinano con certezza la sua presenza dal 1798 fino al 1802, ma anche una serie di teorie su una certa attività nel centro-nord Italia prima di partire alla volta di Parigi. Inoltre, sarà smentita, spero in modo definitivo, la “voce” ricorrente tra le varie biografie secondo cui Carulli si recò a Vienna o in Germania prima di andare in Francia.

Infine, ecco il “pioniere” della chitarra moderna nella città più alla moda dell’Ottocento, Parigi. Innanzitutto si dimostrerà che l’arrivo a Parigi avvenne nei primi mesi del 1809, con una serie di ragionamenti supportati da documenti storici e la scoperta, documentata in seguito su questo sito, di quello che potrebbe essere il suo ultimo concerto in Italia, a bologna il 27 febbraio 1809. Quindi tratteremo del suo debutto con alcune critiche finora sconosciute di suoi concerti inediti nella provincia francese e tante altre notizie a volte curiose; dei suoi numerosi spostamenti di residenza che a volte lo portarono ad avere vicini importanti come il giovane Listz; della fulgida carriera concertistica specialmente nei primi anni di permanenza e di compositore (poi trascrittore) e didatta per tutta la vita; delle amicizie di importanti personaggi parigini, dei suoi colleghi chitarristi, ecc.

Alla prima uscita dell’articolo è stato allegato il bellissimo ritratto a colori inedito di un “giovane” Carulli (40 anni ca.), attribuito a Louis Léopold Boilly (La Bassée 1761 – Parigi 1845), molto probabilmente risalente ai primissimi anni della sua permanenza parigina e, cosa importante, l’unico che lo ritrae con una chitarra. Come molti sanno le immagini di Carulli che si possedevano finora erano le due celeberrime litografie. Di questo “regalo” devo ringraziare innanzitutto il dott. Giovanni Accornero collezionista e proprietario del dipinto, per avermi permesso di farlo pubblicare, ma prima ancora gli amici che me lo hanno a suo tempo segnalato e fatto vedere, il M° Stefano Magliaro e il liutaio Gerardo Parrinello. Devo ringraziare anche il direttore responsabile della rivista, la dott.ssa Lena Kokkaliari, per aver da subito avallato e sostenuto questa mia idea. Il dipinto verrà analizzato in modo approfondito nell’ultima parte della biografia.

Spero che la lettura di questa nuova biografia possa servire per capire meglio la personalità di questo importante chitarrista che rivoluzionò nel vero senso della parola il modo di suonare, aprendo definitivamente una strada sulla quale ancora camminiamo. Auspico anche possa essere da stimolo per ulteriori approfondimenti e conferme di alcune teorie che, seppur ben argomentate, è bene documentare con certezze storiche oggettive e inconfutabili.  Buona lettura… Per chi non fosse già abbonato alla rivista o non riuscisse a reperirla nei negozi specializzati, si può richiedere direttamente alla redazione sul sito www.ilfronimo.it .

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