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Case Studies

Carulli ritrovato: edizioni critiche inedite per la chitarra dell’Ottocento.Importante novità editoriale della casa editrice Edizioni Suvini Zerboni SUGAR

Settembre 8, 2025

a cura di Stefano Magliaro

Italian and English Version

Due nuovi interessanti lavori del M° Calandruccio aggiungono un altro importante tassello storico-musicale nell’ambito del vasto ed articolato universo della musica per chitarra dell’ottocento e riportano alla luce due capolavori di Ferdinando Carulli: la Sonata Sentimentale Les Amours d’Adonis & Venus Op. 42 e le Variations sur la Marche d’Aline Op. 219 bis per chitarra e pianoforte.

La revisione della Sonata Sentimentale Op. 42 si basa sull’edizione originale pubblicata da Carli nel 1811, supervisionata a suo tempo in modo scrupoloso dallo stesso Carulli. L’opera, tra le più significative della prima produzione carulliana, si distingue per la struttura narrativa e descrittiva, assimilabile a una “piccola opera da salotto” di chiara ispirazione melodrammatica.

L’Op. 219 bis, invece, costituisce un’autentica riscoperta in quanto, sebbene segnalata nel catalogo di M. Torta, nessun esemplare era stato finora rinvenuto. L’unico originale oggi conosciuto appartiene alla biblioteca privata del revisore, Romolo Calandruccio. Composta nei primi anni Venti dell’Ottocento e pubblicata dall’editore Dufaut & Dubois a Parigi nel 1823 circa, l’opera fu eseguita da Carulli stesso in importanti contesti concertistici e successivamente ripresa anche da Giulio Regondi, a conferma del suo valore artistico e virtuosistico in particolare per quanto riguarda la scrittura chitarristica brillante che sfrutta l’intera estensione dello strumento.

In entrambi i lavori il revisore si è prefisso l’obiettivo di restituire il testo musicale con rigore filologico, esplicitando le voci polifoniche, uniformandone la notazione secondo la prassi storica e inserendo una diteggiatura, funzionale per lo strumento storico ma anche per quello moderno. La diteggiatura, completamente assente negli originali, è stata dedotta da un attento ed approfondito studio di passaggi similari delle altre opere di Carulli, diteggiate dallo stesso autore. Particolare attenzione è stata riservata agli abbellimenti, alle legature e ai segni di espressione, interpretati alla luce dei precetti dettati dallo stesso Carulli nelle sue opere didattiche, in particolare nel Méthode pour guitare op. 27.

L’importanza di queste revisioni è duplice: da un lato forniscono un testo affidabile e curato sul piano critico ed esecutivo; dall’altro offrono una lettura storicamente informata, utile per comprendere lo stile carulliano e l’evoluzione della scrittura chitarristica nei primi decenni dell’Ottocento. Un ulteriore titolo di merito consiste nel fatto che entrambe le revisioni sono arricchite da un ampio commentario comparativo tra le diverse fonti (manoscritte o stampate), offrendo sia agli interpreti che agli studiosi una chiave di lettura completa delle due opere.

Con queste nuove edizioni, due opere di grande pregio artistico riprendono il loro posto nel vasto repertorio ottocentesco della chitarra, pronte a risuonare di nuovo nelle nostre sale da concerto.

Come ordinare i singoli volumi:

https://www.stretta-music.it/carulli-sonate-sentimentale-nr-1916378.html

https://www.stretta-music.it/carulli-variations-sur-la-marche-daline-op-219-bis-nr-1916379.html
https://www.musicshopeurope.com


ENGLISH VERSION

Carulli rediscovered: unpublished critical editions of the 19th-century guitar. An important new release from the publishing house Edizioni Suvini Zerboni SUGAR.

By Stefano Magliaro

Two new and highly interesting works by M° Calandruccio add another important historical and musical milestone to the vast and multifaceted universe of 19th-century guitar music, bringing back to light two masterpieces by Ferdinando Carulli: the Sonata Sentimentale Les Amours d’Adonis & Venus Op. 42 and the Variations sur la Marche d’Aline Op. 219 bis for guitar and piano.

The revision of the Sonata Sentimentale Op. 42 is based on the original edition published by Carli in 1811, meticulously supervised at the time by Carulli himself. Among the most significant works of his early output, the piece stands out for its narrative and descriptive structure, resembling a “small salon opera” clearly inspired by melodramatic aesthetics.

The Op. 219 bis, on the other hand, represents a true rediscovery, as although mentioned in M. Torta’s catalogue, no copy had ever been traced until now. The only known original today belongs to the private library of the reviser, Romolo Calandruccio. Composed in the early 1820s and published by Dufaut & Dubois in Paris around 1823, the work was performed by Carulli himself in important concert settings and later taken up by Giulio Regondi, confirming its artistic and virtuosic value, particularly for its brilliant guitar writing, which exploits the full range of the instrument.

In both works, the reviser set himself the goal of restoring the musical text with philological rigour: clarifying polyphonic voices, standardising the notation according to historical practice, and adding fingerings functional both for the historical instrument and for the modern guitar. The fingerings, completely absent in the originals, were reconstructed through a careful and in-depth study of similar passages in other Carulli works fingered by the composer himself. Special attention was given to ornaments, slurs, and expressive markings, interpreted in light of Carulli’s own pedagogical writings, in particular his Méthode pour guitare Op. 27.

The significance of these revisions is twofold: on the one hand, they provide a reliable text carefully prepared on both critical and performance levels; on the other, they offer a historically informed reading, essential for understanding Carulli’s style and the evolution of guitar writing in the early decades of the 19th century. Another notable feature is that both editions are enriched with a comprehensive comparative commentary of the various sources (manuscript and printed), thus offering both performers and scholars a complete interpretative key to the two works.

With these new editions, two works of great artistic value reclaim their rightful place in the vast 19th-century guitar repertoire, ready to resound once again in our concert halls.

How to order individual volumes:

https://www.stretta-music.it/carulli-sonate-sentimentale-nr-1916378.html

https://www.stretta-music.it/carulli-variations-sur-la-marche-daline-op-219-bis-nr-1916379.html
https://www.musicshopeurope.com

Un nuovo ritratto di Ferdinando Carulli?

Marzo 13, 2024

a cura di Romolo Calandruccio

Italian and English version

Chi si occupa di ricerca sa bene che si entra in un vortice dal quale è difficile venirne fuori, si è continuamente alla ricerca di qualche nuovo pezzo da aggiungere a un puzzle in continua espansione.

Proprio nelle mia spasmodica e infinita ricerca di novità su Ferdinando Carulli mi sono imbattuto in quello che sembra essere un suo ritratto inedito1.

Uso il condizionale perché la casa d’asta che ha venduto il ritratto sostiene che il personaggio raffigurato nel disegno sia Ferdinando Carulli e che sia stato disegnato tra il 1809 e il 1810, senza spiegare però come sia arrivata all’attribuzione del soggetto.

Ritratto di Ferdinando Carulli, di Marie Claudine Ursule Boze

Come potete vedere dalle foto, si tratta di un bell’uomo, elegante, abbastanza giovane e a dire il vero il taglio degli occhi mi sembra ricordi quello delle celeberrime litografiche che ritraggono Carulli e delle quali abbiamo la certezza che si tratti del celebre maestro. 

Come dicevo, ho contattato la casa d’aste per avere maggiori informazioni, in particolare su come si sia arrivati a determinare l’identità del soggetto raffigurato, ma  ad oggi non sono riuscito ad avere un riscontro. 

L’altro quesito che ho posto alla casa d’aste riguarda l’attribuzione del disegno al pittore francese Jean Baptiste Isabey (Nancy, 11 aprile 1767 – Parigi, 18 aprile 1855). In quanto, sul bordo del disegno c’è scritto chiaramente a mano “disegnato da Ursule Boze”. 

Firma di Ursule Boze sul ritratto di Carulli

Marie Claudine Ursule Boze  (Alès, 9 gennaio 1771 – Parigi, 9 gennaio 1850) è una disegnattrice francese, figlia del famoso ritrattista e pastellista Joseph Boze2 (Martigues, 7 febbraio 1746  Parigi, 17 gennaio 1826). 

Ursula non era molto in vista a Parigi forse perché il padre, per gelosia, le impedì di avere un profilo pubblico più significativo3.

Tuttavia lei è ricordata in particolare, per aver ritratto il generale Lazare Hoche4.

Generale Lazare Hoche (1798), disegno di Ursule Boze

Sempre nel volume di Fabre troviamo, oltre al ritratto di Hoche, anche quello di un altro generale e in entrambi viene disegnata la stessa cornice marmorea usata per incastonare il “ritratto di Carulli”; cornice che il padre, Joseph, utilizza anche per altri suoi ritratti.

Ritratto di un generale (1796-1799), disegno di Ursula Boze5

In conclusione, sebbene la fonte dell’identità del ritratto rimanga un mistero, sono ottimista sul fatto che prima o poi verranno alla luce ulteriori informazioni. Nel frattempo, ho ritenuto importante portare all’attenzione di studiosi o di semplici estimatori del maestro napoletano questa potenziale scoperta poiché, se vera, potrebbe rappresentare un’aggiunta significativa alla biografia e iconografia di Carulli.

English Version

A new portrait of Ferdinando Carulli?

by Romolo Calandruccio

Those involved in research know well that we enter a vortex from which it is difficult to escape, we are constantly looking for some new piece to add to an ever-expanding puzzle.

In my frantic and endless search for news on Ferdinando Carulli, I came across what appears to be an unpublished portrait of him6.

I use the conditional because the auction house that sold the portrait claims that Ferdinando Carulli is the character depicted in the drawing and that it was drawn between 1809 and 1810 without explaining how it arrived at the subject’s attribution.

Portrait of Ferdinando Carulli, by Marie Claudine Ursule Boze.

As you can see from the photos, he is a handsome, elegant, relatively young man. To tell the truth, the shape of his eyes seems to remind me of that of the very famous lithographs that portray Carulli, of which we are certain that he is the famous Neapolitan master.

As I was saying, I contacted the auction house to get more information, particularly on how the depicted subject’s identity was determined. Still, to date I have not been able to receive feedback.

The other question I asked at the auction house concerns the attribution of the drawing to the French painter Jean Baptiste Isabey (Nancy, 11 April 1767 – Paris, 18 April 1855). In fact, on the edge of the drawing, it is clearly written by hand, “drawn by Ursule Boze”.

Ursule Boze’s signature on Carulli’s portrait

Marie Claudine Ursule Boze7  (Alès, 9 January 1771 – Paris, 9 January 1850) is a French illustrator and daughter of the famous portraitist and pastellist Joseph Boze2 (Martigues, 7 February 1746 – Paris, 17 January 1826).

Ursula was not very prominent in Paris, perhaps because her father, out of jealousy of her, prevented her from having a more significant public profile8.

However, she is remembered in particular for portraying General Lazare Hoche9.

General Lazare Hoche (1798), by Ursule Boze

Always, in Fabre’s volume, we find, in addition to the portrait of Hoche, that of another general and in both the same marble frame used to set the “portrait of Carulli” is designed; a frame that his father, Joseph, also uses for other portraits of him.

Portrait of a General (1796-1799), by Ursula Boze10

In conclusion, although the source of the portrait’s identity remains a mystery, I am optimistic that more information will come to light sooner or later. In the meantime, I felt it was important to bring this potential discovery to the attention of scholars or simple admirers of the Neapolitan master since, if true, it could represent a significant addition to Carulli’s biography and iconography.

  1. Le immagini attinenti al nuovo ritratto di Carulli sono tratte dal sito della casa d’aste: https://www.liveauctioneers.com/item/166992867_attr-to-jean-baptiste-isabey-black-crayon-portrait ↩︎
  2. Gerard Fabre, Joseph Boze (1745-1826). Peintre miniaturiste de l’Ancien Régime à la: Portraitiste de l’Ancien Régime à la Restauration, Somogy éditions d’art, Paris 2004. ↩︎
  3. Melissa Hyde, « « Peinte par elle-même? » », Arts et Savoirs [Online], 6 | 2016, Online since 12 July 2016, connection on 01 May 2019. URL : http://journals.openedition.org/aes/794 ; DOI : 10.4000/aes.794  ↩︎
  4. Gerard Fabre, op. cit., p. 75-77. “Il disegno di Ursule deve risalire al gennaio 1797, periodo durante il quale Hoche si trovava a Parigi, prima di unirsi all’esercito di Sambre et Meuse da febbraio a settembre. Nel gennaio 1798, il disegno fu inciso secondo il desiderio di Hoche e annunciato sul Journal de Paris. Le prove furono inviate alla vedova, che ne ammirò la perfetta somiglianza e volle che il ritratto fosse posto in cima alla prima biografia del marito, apparsa il 18 anno germinale VI (7 aprile 1798), dimostrando così tutto il valore del disegno di Ursule Boze.” Lo stesso Hoche scrivendo a Joseph Boze, il padre di Ursule, sottolineava la soddisfazione per l’ottimo lavoro fatto da Ursule. ↩︎
  5. ibidem ↩︎
  6. The images relating to the new portrait of Carulli are taken from the auction house’s website: https://www.liveauctioneers.com/item/166992867_attr-to-jean-baptiste-isabey-black-crayon-portrait ↩︎
  7. Gerard Fabre, Joseph Boze (1745-1826). Peintre miniaturiste de l’Ancien Régime à la: Portraitiste de l’Ancien Régime à la Restauration, Somogy éditions d’art, Paris 2004. ↩︎
  8. Melissa Hyde, « « Peinte par elle-même? » », Arts et Savoirs [Online], 6 | 2016, Online since 12 July 2016, connection on 01 May 2019. URL : http://journals.openedition.org/aes/794 ; DOI : 10.4000/aes.794 ↩︎
  9. Gerard Fabre, op. cit., p. 75-77. “The drawing of Ursule must date from January 1797, during which time Hoche was in Paris, before joining the army of Sambre et Meuse from February to September. In January 1798, the drawing was engraved according to Hoche’s wish and announced in the Journal de Paris. The proofs were sent to the widow, who admired the perfect likeness and wanted the portrait to be placed at the top of the first biography of her husband, which appeared on the 18th germinal year VI (7 April 1798), thus demonstrating all the value of Ursule Boze’s drawing.” Hoche himself, writing to Joseph Boze, Ursule’s father, underlined his satisfaction with the excellent work done by Ursule. ↩︎
  10. ibidem ↩︎

Pubblicata dalla Ut Orpheus la prima versione integrale moderna dell’Op. 114 di Ferdinando Carulli

Luglio 1, 2023

a cura di Romolo Calandruccio

La casa editrice bolognese Ut Orpheus ha pubblicato la revisione critica dell’Op. 114 (integrale) di Ferdinando Carulli in due volumi, la revisione critica-filologica è stata realizzata dal sottoscritto.

Questa edizione presenta alcune particolarità uniche nel loro genere: è la prima edizione moderna integrale dell’op. 114 di Carulli; presenta un ricco apparato critico in cui viene analizzata la tecnica carulliana; la diteggiatura originale di Carulli (compreso l’utilizzo del pollice della mano sinistra) viene indicata direttamente nella partitura e quella mancante è stata ricavata dalla comparazione di altre sue diteggiature presenti in altre opere. Tutto ciò permette una lettura agevole e completa sia a chi esegue i brani con uno strumento storico seguendo la prassi tecnico-esecutiva ottocentesca, sia a chi suona uno strumento moderno.

L’opera 114 è certamente una delle più importanti opere didattiche di Carulli, tanto che lo stesso autore tenne a scrivere nella seconda edizione del suo celebre Metodo op. 27 (1819): “L’allievo, passando alla seconda parte, deve continuare a esercitarsi su dei brani facili che troverà nelle opere  50. 15. 35. 36. 93. 7 e soprattutto nell’opera 114”, mantenendo questa indicazione anche nelle edizioni successive del Metodo stesso, diversamente da quel che fece con altre raccolte di studi che non furono più consigliate. 

Un grazie sentito al M° Marco Riboni per la bella e articolata recensione che ha voluto dedicare alla mia revisione e grazie anche al direttore della prestigiosa rivista di chitarra “il fronimo”, M° Lena Kokkaliari, per aver accolto la lunga recensione.

The Bologna publishing house Ut Orpheus has published the critical revision of Ferdinando Carulli’s Op. 114 (complete) in two volumes, the critical-philological revision was carried out by the undersigned.

This edition presents some unique features of their kind: it is the first complete modern edition of Carulli’s op. 114; it presents a rich critical apparatus in which Carulli’s technique is analyzed; Carulli’s original fingering (including the use of the thumb of the left hand) is indicated directly in the score and the missing one was obtained by comparing his other fingerings present in other works. All this allows for easy and complete reading both for those who perform the pieces with a historical instrument following the nineteenth-century technical-executive practice, and for those who play a modern instrument.

Op. 114 is certainly one of Carulli’s most important didactic works, so much so that the author himself was keen to write in the second edition of his famous Method op. 27 (1819): “The student, moving on to the second part, must continue to practice on easy pieces that he will find in works 50. 15. 35. 36. 93. 7 and above all in work 114”, maintaining this indication also in the subsequent editions of the Method itself, differently from what he did with other collections of studies that were no longer recommended.

A heartfelt thanks to M° Marco Riboni for the beautiful and detailed review he wanted to dedicate to my revision and thanks also to the director of the prestigious guitar magazine “il fronimo”, M° Lena Kokkaliari, for having accepted the long review.

Potete acquistare l’opera : https://www.utorpheus.com/index.php?route=product/product&product_id=3719

Matteo Carcassi, Nuova Biografia Documentata. Trovata anche la sua tomba!

Aprile 10, 2023

a cura di Romolo Calandruccio

Durante la mia lunga e articolata ricerca su Ferdinando Carulli mi ero imbattuto su notizie riguardanti Matteo Carcassi che, non essendo relative al soggetto del mio lavoro, erano rimaste inedite. Stimolato dalla lettura dell’interessante articolo di Catherine Marlat, “Matteo Carcassi. Nuovi elementi biografici”,1 apparso su questa rivista lo scorso gennaio, ho ritenuto opportuno portare alla luce le nuove informazioni e ricostruire la biografia di Carcassi facendo il punto sulla situazione. Nel mettere in ordine il materiale, mi sono reso conto che le notizie riferite dai biografi di Carcassi dall’Ottocento in poi non erano mai state verificate attraverso fonti oggettive (articoli apparsi sui giornali dell’epoca, annunci pubblicitari, recensioni ecc.). In effetti Mauro Mariottini,2 che per primo ha toccato l’argomento in tempi recenti, si è limitato più o meno a riportare e riorganizzare le cose scritte su Carcassi fino ad allora. Per un nuovo vero aggiornamento abbiamo dovuto aspettare l’articolo di Carpino e Dell’Ara,3 che hanno reso noto il certificato di battesimo, e quello della Marlat che ha fatto luce su altri dati importanti: la militanza di Carcassi nell’esercito napoleonico, l’aspetto fisico, il matrimonio con Judith Uranie Mées e la data corretta di morte. Lo scopo di questo lavoro è cercare di documentare, per quanto possibile, le informazioni disponibili, eliminando probabili infondatezze e formulando, grazie alle più recenti acquisizioni, nuove ipotesi più plausibili, tali da suggerire strade di ricerca alternative a chi volesse dare risposte a questioni eventualmente rimaste in sospeso.

Così comincia il mio lungo articolo biografico su Matteo Carcassi che uscirà sulla rivista chitarristica “il Fronimo” n. 202, anno cinquantunesimo – aprile 2023.

Dalla ricerca è scaturita una biografia più affidabile, che non si limita a riportare quanto già detto da altri biografi a partire dall’Ottocento fino ai giorni nostri ma, verificando ogni singola notizia, sono state smentite le notizie false e confermate quelle vere (poche!) sempre attraverso fonti documentali. Naturalmente sono state formulate anche delle ipotesi riguardo alcuni aspetti della vita di Carcassi, ma partendo sempre da dati oggettivi e in qualche modo verificabili.

In questa ricerca l’aspetto più emozionante è stato il ritrovamento e la visita alla tomba di Carcassi ancora in perfetto stato, a 170 anni dalla morte, presso il Cimitero monumentale di Montmartre a Parigi. Grazie a questa scoperta, i chitarristi che finora si recavano “in pellegrinaggio” a Montmartre per rendere omaggio alla tomba di Fernando Sor, oggi, possono fare lo stesso per Matteo Carcassi che, come avrete modo di leggere nella biografia, a partire dagli anni ’20 dell’Ottocento era sempre citato in coppia con Fernando Sor in ogni articolo dove si parlava di chitarra o di chitarristi.

La tomba di Matteo Carcassi al Cimitero di Montmartre a Parigi, trovata da Romolo Calandruccio
(il video è fornito di sottotitoli con le traduzioni nelle varie lingue)

  1. CATHERINE MARLAT, Matteo Carcassi. Nuovi elementi biografici, “il Fronimo”, n. 201, gennaio 2023, pp. 31-34.
  2. MAURO MARIOTTINI, Matteo Carcassi (1793? – 1853): un aggiornamento bio-bibliografico, “il Fronimo”, n. 108, ottobre 1999, pp. 25-42 (con catalogo delle opere a cura di Mario Dell’Ara).
  3. RAFFAELE CARPINO & MARIO DELL’ARA, Matteo Carcassi (Firenze, 8 aprile 1796 – Parigi, 16 gennaio 1853): un nuovo aggiornamento biografico, “il Fronimo”, n. 184, ottobre 2018, pp. 5-9.

English version

Matteo Carcassi, New Documented Biography. Found his tomb!

During my long and articulated research on Ferdinando Carulli I came across news concerning Matteo Carcassi which, unrelated to the subject of my work, still needed to be published. Stimulated by reading the interesting article by Catherine Marlat, “Matteo Carcassi. New biographical elements”,1 which appeared in this magazine last January, I thought it appropriate to bring the new information to light and reconstruct Carcassi’s biography by taking stock of the situation. In putting the material in order, I realized that the news reported by Carcassi’s biographers from the 19th century onwards had never been verified through objective sources (articles that appeared in the newspapers of the time, advertisements, reviews, etc.). Mauro Mariottini,2 who was the first to touch on the subject in recent times, limited himself more or less to reporting and reorganizing what had been written about Carcassi up until then. For a new real update we had to wait for the article by Carpino and Dell’Ara,3 who disclosed the baptismal certificate, and that by Marlat which shed light on other important data: Carcassi’s militancy in the Napoleonic army, physical appearance, marriage to Judith Uranie Mées and the correct date of death. The purpose of this work is to try to document, as far as possible, the available information, eliminating probable groundlessness and formulating, thanks to the most recent acquisitions, new more plausible hypotheses, such as to suggest alternative research paths to those wishing to give answers to any questions remained pending.

Thus begins my long biographical article on Matteo Carcassi which will be published in the guitar magazine “il Fronimo” n. 202, year fifty-first – April 2023.

The research resulted in a more reliable biography, which does not limit itself to reporting what has already been said by other biographers from the nineteenth century to the present day but, by verifying every single piece of news, the false ones have been denied and the true ones confirmed (few!) always through documentary sources. Naturally, hypotheses have also been formulated regarding some aspects of Carcassi’s life, but always starting from objective and verifiable data.

Indeed, the most exciting aspect of this research was the discovery and visit to Carcassi’s tomb, still in perfect condition 170 years after his death, at the monumental cemetery of Montmartre in Paris. Thanks to this discovery, the guitarists who until now went “on pilgrimage” to Montmartre to pay homage to the tomb of Fernando Sor, today can do the same for Matteo Carcassi, who, as you will be able to read in the biography, starting from the ’20 of the nineteenth century was always mentioned in tandem with Fernando Sor in every article where the guitar or guitarists were mentioned.


  1. CATHERINE MARLAT, Matteo Carcassi. Nuovi elementi biografici, “il Fronimo”, n. 201, gennaio 2023, pp. 31-34.
  2. MAURO MARIOTTINI, Matteo Carcassi (1793? – 1853): un aggiornamento bio-bibliografico, “il Fronimo”, n. 108, ottobre 1999, pp. 25-42 (con catalogo delle opere a cura di Mario Dell’Ara).
  3. RAFFAELE CARPINO & MARIO DELL’ARA, Matteo Carcassi (Firenze, 8 aprile 1796 – Parigi, 16 gennaio 1853): un nuovo aggiornamento biografico, “il Fronimo”, n. 184, ottobre 2018, pp. 5-9.

Ferdinando Carulli a Londra!

Febbraio 19, 2023

By Romolo Calandruccio

Nel Catalogo delle opere di Carulli salta agli occhi l’unica opera stampata in Inghilterra e, come riportato nel titolo, “composta a Londra”. Mario Torta1 l’ha catalogata come op. 1 [b],

Forty [Fourteen, corretta nelle 2a edizione] Easy Pieces and Eight Short Preludes for the Guitar. Composed for the use of Beginners by Ferdinand Carulli. Op. 1, of Works Composed in London. Ent. Sta. Hall. London Printed by T. Boosey & Co. Importers & Publishers of Foreign Music. N° 28 Holles Street, Oxford Street. 

L’opera viene pubblicizzata sulla rivista Harmonicon a marzo del 1824. La scritta “Op. 1 dei lavori composti a Londra” mi ha sempre fatto pensare a un progetto editoriale che forse Carulli intendeva portare avanti con l’editore Boosey, ma evidentemente non ebbe sviluppi.

Come ho avuto modo di constatare più volte, il bello della ricerca storica sono le notizie inaspettate, mentre stai lavorando su altro, notizie che magari avevi pure ipotizzato senza mai trovare un dato storico che le confermasse. Così è successo in questo caso, durante le ricerche per un mio nuovo articolo, trovo la pubblicità di un concerto a Londra di Carulli il 20 maggio 1823.

Si è proprio così, Ferdinando Carulli è stato a Londra e si è esibito al The King’s Theatre!

The King’s Theatre, Londra

Da studioso di Ferdinando Carulli la scoperta mi ha veramente emozionato, perché potevo aggiungere un altro piccolo pezzo al puzzle della vita di questo grande maestro napoletano.

Una volta trovato l’indizio ho cominciato ad approfondire l’argomento e ho trovato, tra l’altro, che la notizia di questo concerto era stata riportata da Christopher Page nel 2020 nel suo bel libro The guitar in Georgian England – A social and musical history2 (che consiglio a chi non l’avesse già!). La notizia credo sia sfuggita ai più (anche a me che in questi anni ho “scavato” in ogni luogo, fisico e virtuale, alla ricerca di sue notizie!) anche perché Page, visto l’ampio spettro della sua pubblicazione, giustamente la tratta brevemente, senza approfondirla.

Innanzitutto quando ho trovato la notizia del concerto sui giornali ho iniziato a verificare se Carulli si fosse esibito nei mesi o negli anni a seguire e mi sembrava strano non trovare niente, in particolare nel 1824, data della pubblicazione dell’op. 1 [b]. A tal proposito è illuminante quanto scrive Page: 

“Due dei più influenti chitarristi della scena europea occidentale, Ferdinando Carulli e Matteo Carcassi, visitarono Londra negli anni ’20 dell’Ottocento. Questo avvenimento era un sogno che si avverava per gli affezionati di chitarra che potevano ascoltarli, ma i due maestri non lasciarono alcuna traccia. Nessuno dei due era pronto ad azzardare un tour, probabilmente per mancanza dei contatti giusti o perché qualsiasi idea di pianificazione avrebbe richiesto un bilancio fra i costi di vitto e viaggio rispetto agli incassi delle vendite dei biglietti, che non sono mai sicuri.[…]”.

Presto spiegato il perché risulti un solo concerto pubblico di Carulli! Molto probabilmente Carulli partì da Parigi senza avere i contatti giusti sul posto.

Ritornando alla notizia riportata da Page, confrontando gli annunci da me ritrovati e quanto da lui scritto, ho notato qualche discrepanza che vorrei chiarire. Page scrive che Carulli ha suonato “le sue variazioni (op. 209) su un tema tratto dall’opera Aline, reine de Golconde di Pierre-Alexandre Monigny”. Riguardo questo passaggio, vorrei precisare che l’indicazione del numero dell’opera (209) sarà sicuramente un refuso di stampa, perché le “Variations sur la marche d’Aline” corrisponde in realtà all’op. 219, a cui si aggiungono le opere 219 bis e ter sempre sullo stesso tema. Inoltre c’è un problema anche nella segnalazione della derivazione del tema usato da Carulli che non è tratto dall’opera di Monigny, bensì da Aline, reine de Golconde musicata da Henri-Montan Berton nel 1803.

Adesso torniamo agli annunci del concerto di Carulli che ho trovato, essi sono apparsi su tutti i principali giornali di Londra tra il 19 e il 20 maggio, giorno del concerto. Si trattava di un evento tutto sommato importante, innanzitutto per la location – il King’s Theatre – il teatro più importante di Londra, ma anche per gli altri artisti coinvolti, in quell’occasione veniva rappresentato l’Otello di Rossini e vedeva come protagonisti il famoso tenore Garcia e la soprano Madame Camporese. Inoltre, alla fine del secondo atto era previsto il Balletto Pantomima Aline reine de Golconde con interpreti anche qui d’eccezione l’attrice Madame Vestris e il ballerino e coreografo Sig. Aumer. Lo stesso balletto con le musiche di Gustave Dugazon sarà presentato a Parigi il 1° ottobre 1823.

Ciò che colpisce negli annunci è l’importanza che si dà alla presenza di Carulli e quanto i giornali si sono “sbizzarriti” nello storpiargli il cognome.

Annunci del 19 maggio 1823

“King’s Theatre. Domani sera, La principale Opera seria di Rossini Otello. Dopo dell’Opera, il Sig. Carcelli [sic] che è appena arrivato da Parigi, con grande piacere, eseguirà sulla chitarra “Un frammento di Concerto” di sua composizione. […]”

Il The Morning Chronicle, quindi, oltre a storpiare il nome di Carulli in “Carcelli”, dà una notizia importante per tracciare i movimenti di Carulli, ovvero che è arrivato da poco a Londra e, novità, in programma è previsto “un Frammento di Concerto”! Si tratta del Concerto per chitarra e orchestra op. 8 [a]?

The Morning Chronicle del 19 maggio 1823, p. 2

Lo stesso giorno c’è anche l’annuncio del New Times dove il nome è riportato correttamente e viene confermato lo stesso “Frammento di Concerto” in programma

The New Times del 19 maggio 1823, p. 3

Annunci del 20 maggio

Nell’annuncio del giorno seguente del Morning Chronicle, il nome rimane storpiato ma, cosa interessante, viene cambiato il brano previsto, non più un Frammento dal suo Concerto bensì “Delle variazioni sul Tema d’Alina” sempre di sua composizione. Come mai è stato cambiato il programma? Forse perché essendo previsto il Balletto di Aline, Reine de Golconde, si voleva dare una certa “continuità” ai due intermezzi? Oppure, vista l’ampiezza della sala, forse la chitarra non avrebbe retto il confronto con l’orchestra e quindi c’è stato un ripensamento? Non lo sapremo mai, di fatto i programmi sono stati cambiati. 

The Morning Chronicle del 20 maggio 1823, p. 3

Un altro punto da chiarire sarebbe quale delle tre opere 219 è stata eseguita da Carulli? Tra quelle catalogate da Torta non ci sono brani solistici ma una versione per chitarra e orchestra (op. 219), una per chitarra e pianoforte (op. 219 bis) e un’altra per due chitarre (op. 219 ter). È possibile che esista una versione per chitarra solista o Carulli avrà semplicemente adattato la parte solistica della versione con l’Orchestra? Non lo sapremo mai con certezza, ma dalla recensione, che vedremo più avanti, sembrerebbe aver suonato da solo.

Gli annunci il giorno del concerto sono più numerosi, non poteva mancare l’annuncio sul The Morning Post che è identico a quello del The Chronicle ma cambia la storpiatura del cognome in “Cerulli”.

The Morning Post del 20 maggio 1823, p. 2

Nell’annuncio del New Times, uguale ai due precedenti, ritroviamo finalmente il nome esatto del nostro Ferdinando.

The New Times del 20 maggio 1823, p. 2

L’ultimo annuncio che ho trovato è quello più stringato del Morning Herald che ricalca i precedenti storpiando il nome in un altro modo: “Carucci”.

The Morning Herald del 20 maggio 1823, p. 2

L’ultima notizia che abbiamo di questa eccezionale presenza a Londra di Carulli è la breve recensione del concerto apparsa sul The New Times

“[…] Tra un atto e l’altro, il sig. CARULLI, un chitarrista rinomato, ha eseguito le Variations sul Tema d’Aline. La chitarra è ovviamente troppo debole per impressionare in un luogo così ampio; ma CARULLI è un abile interprete, ed è stato applaudito.[…]”

The New Times del 21 maggio 1823, stralcio della recensione del concerto.

Per dare un’idea della grandezza della sala:

La facciata esterna e la pianta interna del The King’s Theatre del 1818

Chiudiamo con questa bella attestazione di stima nei confronti di Carulli che evidenzia, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto la sua figura di grande musicista, didatta e interprete sia stata apprezzata dai suoi contemporanei in tutta Europa. Spero che questo mio nuovo approfondimento su Carulli possa servire da sprone per continuare e allargare la ricerca su questo autore.

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1Mario Torta, Catalogo completo delle opere di Ferdinando Carulli Voll. I e II, LIM, Lucca, 1993

2 The guitar in Georgian England – A social and musical history, Yale University, London 2020, p. 181. “Two of the most influential guitarists on the Western European scene, Ferdinando Carulli and Matteo Carcassi, visited London in the 1820s. This was such stuff as dreams are made on for devotees of the guitar who were able to hear them, but the two masters left barely a rack behind. Neither was ready to hazard a tour, perhaps for want of the necessary contacts or any appetite for the planning required to balance the costs of travel and accommodation against revenue from ticket sales, which were always uncertain.[…]”

Fonti delle immagini: https://collections.vam.ac.uk/ ; https://www.jasit.it


Per chi volesse leggere la biografia più completa scritta fino ad oggi su Ferdinando Carulli, in attesa della pubblicazione del libro, può consultare i 7 articoli di Romolo Calandruccio, apparsi consecutivamente sulla rivista chitarristica “il Fronimo” (128 pagine) dal n. 191 di luglio 2020 al n. 197 di gennaio 2022. Le copie si possono acquistare direttamente dal sito www.il fronimo.it.

Indice della biografia su Ferdinando Carulli A CURA DI ROMOLO CALANDRUCCIO

“Ferdinando Carulli (Napoli, 09.02.1770 – Parigi, 14.02.1841) Un aggiornamento biografico tra dati storici e ipotesi a 250 anni dalla nascita”

PERIODO NAPOLETANO: Origini della famiglia paterna; La famiglia e la residenza; Ferdinando figlio d’arte; La famiglia di Ferdinando; Raffaele Carulli, un cugino chitarrista?; Il manoscritto Thorvaldsen; Formazione musicale; La partenza da Napoli.

PERIODO LIVORNESE: Situazione culturale-musicale a Livorno; Arrivo a Livorno; La prima residenza certificata a Livorno; La nascita del figlio Gustavo; Amicizie ipotetiche e reali: Carulli e Gragnani, Carulli e Paganini; Amicizie influenti: Il barone Herman Schubart; Il Console Matteo Lesseps; Il conte Ferdinando Ceccopieri.

CARULLI NEL NORD ITALIA: Tournée italiana; Amicizie emiliane.

ATTIVITA’ EDITORIALE PRE-PARIGINA: La stampa in Italia a fine settecento e inizi dell’Ottocento; Copie manoscritte in Italia; Musica stampata in Italia; Musica stampata all’estero; Carulli nella stampa estera; Carulli e i suoi ipotetici viaggi all’estero; Il viaggio verso Parigi.

PRIMO PERIODO PARIGINO E ATTIVITA’ CONCERTISTICA: Parigi la “Mecca” dei chitarristi; Chitarra “strumento ingrato”; Arrivo a Parigi; Debutto pubblico parigino e le critiche al primo concerto; La Salle Olympique crocevia dei debuttanti; Annuncio e critiche del secondo concerto; Concerti in provincia; Considerazioni sulla tecnica di Carulli desunte dalle critiche.

SECONDO PERIODO PARIGINO: Carulli & friends; Carulli e i chitarristi del suo tempo; Carulli e Sor; Carulli e Carcassi; Carulli e Molino; Carulli e Coste; Il Metodo storia di un successo planetario; Attività didattica e allievi “certificati”; Carulli nei programmi da concerto; Carulli e l’editoria parigina; Morte e sepoltura di Ferdinando;

LA FAMIGLIA DI CARULLI: Residenze parigine; La moglie Joséphine Boyer; Gustavo Giuseppe Giovanni Carulli.

LE OPERE DI FERDINANDO CARULLI: Aggiornamento del catalogo; Novità fuori catalogo; il ritratto inedito di Carulli.

CONCLUSIONI

Ferdinando Carulli. Un aggiornamento biografico a 250 anni dalla nascita.

Settembre 29, 2020

a cura di Romolo Calandruccio

 “Fin dal primo Novecento, la figura di Ferdinando Carulli, accolta e acclamata nel mondo chitarristico per la vastità e l’efficacia della sua opera didattica, rimane una presenza marginale se non del tutto assente nei recital e nei programmi da concerto con qualche eccezione per la musica da camera. Senza dilungarmi sulle motivazioni che hanno determinato questa incongruenza, ritengo che i tempi siano maturi per restituire a questo musicista, che è da considerare uno dei padri del chitarrismo moderno, il giusto valore artistico, ampliando sia l’approfondimento analitico della sua produzione, che l’indagine sulla sua figura di uomo e di artista in relazione al contesto storico-socio-culturale  in cui operò…”

Così inizia il primo dei miei sette lunghi articoli pubblicati sulla rivista chitarristica “il Fronimo” a partire dal n. 191 di Luglio 2020 e fino al n. 196 di Gennaio 2022 (composto di bene 168 pagine). La ricerca, frutto di anni di lavoro per reperire materiale nuovo su Ferdinando e poter fare luce su tanti lati oscuri della sua vicenda umana e artistica.

Nell’articolo già pubblicato ho trattato la parte della vita a Napoli ricostruendo la famiglia di Ferdinando Maria Meinrado Francesco Pascale Rosario, ultimo di sei figli, definendo con certezza le origini pugliese della stessa e le cause che determinarono il suo definitivo allontanamento da Napoli. In esso si troveranno anche importanti spunti sui primissimi lavori di Carulli pubblicati a Napoli prima del suo esilio volontario temporaneo a Livorno e nel Nord Italia. Questa seconda fase della sua vita e la definitiva trasferta a Parigi saranno trattate nelle prossime uscite.

Per quanto riguarda l’esilio livornese finora si era a conoscenza fondamentalmente di una sola data certificata della sua presenza in città, quella della nascita del figlio Gustavo il 15 giugno 1801, per il resto nulla era mai stato pubblicato riguardo a questo periodo e agli avvenimenti a esso collegati. Oggi posso presentare altri documenti che determinano con certezza la sua presenza dal 1798 fino al 1802, ma anche una serie di teorie su una certa attività nel centro-nord Italia prima di partire alla volta di Parigi. Inoltre, sarà smentita, spero in modo definitivo, la “voce” ricorrente tra le varie biografie secondo cui Carulli si recò a Vienna o in Germania prima di andare in Francia.

Infine, ecco il “pioniere” della chitarra moderna nella città più alla moda dell’Ottocento, Parigi. Innanzitutto si dimostrerà che l’arrivo a Parigi avvenne nei primi mesi del 1809, con una serie di ragionamenti supportati da documenti storici e la scoperta, documentata in seguito su questo sito, di quello che potrebbe essere il suo ultimo concerto in Italia, a bologna il 27 febbraio 1809. Quindi tratteremo del suo debutto con alcune critiche finora sconosciute di suoi concerti inediti nella provincia francese e tante altre notizie a volte curiose; dei suoi numerosi spostamenti di residenza che a volte lo portarono ad avere vicini importanti come il giovane Listz; della fulgida carriera concertistica specialmente nei primi anni di permanenza e di compositore (poi trascrittore) e didatta per tutta la vita; delle amicizie di importanti personaggi parigini, dei suoi colleghi chitarristi, ecc.

Alla prima uscita dell’articolo è stato allegato il bellissimo ritratto a colori inedito di un “giovane” Carulli (40 anni ca.), attribuito a Louis Léopold Boilly (La Bassée 1761 – Parigi 1845), molto probabilmente risalente ai primissimi anni della sua permanenza parigina e, cosa importante, l’unico che lo ritrae con una chitarra. Come molti sanno le immagini di Carulli che si possedevano finora erano le due celeberrime litografie. Di questo “regalo” devo ringraziare innanzitutto il dott. Giovanni Accornero collezionista e proprietario del dipinto, per avermi permesso di farlo pubblicare, ma prima ancora gli amici che me lo hanno a suo tempo segnalato e fatto vedere, il M° Stefano Magliaro e il liutaio Gerardo Parrinello. Devo ringraziare anche il direttore responsabile della rivista, la dott.ssa Lena Kokkaliari, per aver da subito avallato e sostenuto questa mia idea. Il dipinto verrà analizzato in modo approfondito nell’ultima parte della biografia.

Spero che la lettura di questa nuova biografia possa servire per capire meglio la personalità di questo importante chitarrista che rivoluzionò nel vero senso della parola il modo di suonare, aprendo definitivamente una strada sulla quale ancora camminiamo. Auspico anche possa essere da stimolo per ulteriori approfondimenti e conferme di alcune teorie che, seppur ben argomentate, è bene documentare con certezze storiche oggettive e inconfutabili.  Buona lettura… Per chi non fosse già abbonato alla rivista o non riuscisse a reperirla nei negozi specializzati, si può richiedere direttamente alla redazione sul sito www.ilfronimo.it .

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